Rob Epstein e Jeffrey Friedman – Urlo

C’è silenzio in sala. Quel tipo di silenzio che porta con sé un’attesa. Ed è come se quest’atmosfera creatasi tra gli spettatori si prolungasse oltre lo schermo fin dentro il film. Anche lì degli spettatori attendono in silenzio. Sta per iniziare un “Urlo”, il cui eco risuona a volte ancora adesso.

Si apre in questo modo Urlo, film scritto e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman: ad urlare è il poeta Allen Ginsberg (James Franco), quando, nel 1955, a San Francisco, declama Howl, il suo poema più famoso, attraverso il quale riuscirà a dar voce ai desideri ed alle paure di un’intera generazione. Sono gli anni delle contestazioni, dei vagabondaggi in giro per l’America, della voglia di libertà sessuale e delle droghe mischiate allo zen, alla scrittura, al jazz, gli anni della “beat generation”. Epstein e Friedman, conosciuti per i loro documentari, raccontano dunque di Ginsberg e della sua opera. Urlo, come il poema, è un film fatto di parole, di colori, di musica, dove ogni elemento si fonde con gli altri in una ritmica sintonia visiva. Epstein e Friedman riproducono l’intrecciato legame tra l’arte e la vita di Ginsberg, alternando tra loro i frammenti di diversi piani narrativi. Tutto è votato ad evidenziare la complessità e le potenzialità dell’opera poetica. Il poema rivela la sua ritmica musicalità, mentre viene declamato da Ginsberg nella San Francisco in bianco e nero del 1955; la sua potenza visiva, mentre si fa immagine e colore, nelle deliranti illuminazioni del poeta; la sua carica anticonformista, durante il processo per oscenità, tenutosi a New York nel 1957, contro l’editore Lawrence Ferlinghetti; la sua concretezza vitale, mentre lo stesso Ginsberg racconta ad un registratore la sua vita, i suoi amori, la sua poetica.

Un film che si mette a disposizione della storia che racconta, riuscendo ad attirare l’attenzione su un artista tanto importante (regalando tra l’altro agli spettatori un cameo dello scrittore). Urlo è un felice incontro tra il mondo del cinema e quello della letteratura, un inno alla forza dello stile e del linguaggio di Ginsberg ma anche al valore letterario del poema, sopravvissuto all’oblio degli anni e rivelatosi come uno di quei «libri che possono cambiare le nostre menti e attirano l’attenzione su situazioni che sono visibili ma non viste».