Calibro 35 – Ritornano quelli di… Calibro 35

Instancabilmente votati al culto dei “poliziotteschi” ’60-’70 di cui, con l’omonimo debutto, hanno dimostrato di saper rileggere le soundtrack (firmate dai vari Trovajoli, Bacalov e Morricone) senza timori reverenziali, i Calibro 35 tornano ora sulle scene con un disco nuovo di zecca, anche nell’approccio. S’inverte, infatti, il rapporto tra cover e inediti, con questi ultimi in netta maggioranza (8 contro 5), segno di come l’operazione non sia (e non sia mai stata) un gioco, un banale divertissement di alcuni tra i protagonisti della scena indie italiana. Massimo Martellotta, Enrico Gabrielli, Luca Cavina, Fabio Rondanini e il produttore Tommaso Colliva stavolta riducono la grinta e dirigono il loro mix di funk, jazz e rock in direzione più atmosferica e “noir”. L’effetto è meno dirompente, ma certo non privo di fascino.

Milano odia, la polizia non può sparare, ad esempio, è efficace nel reinterpretare la partitura morriconiana ispessendone opportunamente la grana e lavorando sull’atmosfera, opprimente come si conviene al genere, ma non stereotipata. Altra cover è La morte accarezza a mezzanotte, di Gianni Ferrio, che si muove circospetta, vegliata da un organo spiritato. Piombo in bocca e Gentil sesso e brutali delitti arricchiscono l’immaginario stradaiolo del combo con funky in wah-wah sorvegliati, sottilmente inquieti. Il consigliori (Stefano Torossi) rivela più esplicite sfumature psichedeliche, a ben vedere già presenti, per esempio, ne Il ritorno della banda parte I (più minimale e “minima”) e parte II (più energica). Come si conviene ad un brano con un simile titolo, L’esecutore è scattante, sempre sul chi vive, così come l’r’n’b di Eurocrime! (battezzata come la colonna sonora, firmata dalla band, dell’omonimo documentario sul “poliziottesco” diretto da Mike Malloy). Agile è anche la rilettura di Cinque bambole per la luna d’agosto (Piero Umiliani), twist giocato sul call and response di chitarra e tastiere, mentre la più vigorosa Sospesi nel traffico (Gianni Mazza) precipita in un finale cacofonico.

Con questo secondo album, i Calibro 35 sembrano essere entrati in una fase di transizione, inevitabile quando una band che sino all’altro ieri si dedicava alle cover (per quanto personali) decide di passare alla scrittura di materiale originale. Malgrado la brillantezza non sia quella di due anni fa, questo “ritorno” è comunque graditissimo.