Pete Docter – Up

Il vecchio quartiere non c’è più. Le ruspe l’hanno spianato quasi tutto, non fosse per una casetta che ancora s’ostina a rimanere in piedi – quella di Carl ed Ellie. Solo che Ellie non c’è più e Carl, solo e anziano, sembra non avere ormai nulla da chiedere alla vita. Quando, un giorno, un camion urta la sua cassetta delle lettere (che reca l’impronta di vernice della donna con cui ha trascorso tutta la sua vita), Carl non ci vede più, e colpisce con una bastonata uno degli operai. È il pretesto che i nuovi proprietari del lotto aspettavano: il giudice ordina per l’uomo il ricovero in un ospizio. Carl, però, non si dà per vinto: architetta un complesso sistema di palloncini, corde e lenzuola e trasforma la sua casa in un incrocio tra una mongolfiera e un aliante. Salpa in direzione del Sud America, deciso a raggiungere quelle Cascate Paradiso che lui ed Ellie, da piccoli, sognavano come meta delle loro esplorazioni. Ad accompagnarlo nel viaggio, Russell, uno scout di otto anni rimasto intrappolato, suo malgrado, nel portico poco prima del decollo, e Kevin, in realtà una femmina di Moa (un grosso uccello preistorico incapace di volare), che il crudele avventuriero Charles F. Muntz cerca di catturare, aiutato da una muta di cani parlanti.

Quella di Up è un’epopea crepuscolare e variopinta, tra malinconia e sorriso. Al centro, l’esaltazione dell’eroismo della quotidianità, la celebrazione dei piccoli, grandi gesti che scandiscono i nostri giorni. Carl raggiunge le Cascate Paradiso in ossequio ad una promessa, fatta tanto tempo addietro, ad Ellie: non si rende conto, però, che un’impresa l’ha già compiuta, portando avanti la tanto vituperata “normalità” – una casa, un lavoro, per quanto umile (venditore di palloncini), l’amore. Pete Docter (collaboratore di lungo corso della Pixar e già regista di Moster Inc.), aiutato in fase di sceneggiatura da Bob Peterson (autore degli script di A bug’s life e Alla ricerca di Nemo), ha realizzato un film semplicemente incantevole, ricco di invenzioni ma non ridondante, poetico senza svenevolezze. Più che mai qui il digitale non soffoca la commozione, ma le conferisce una sorta di sobrietà, di asciuttezza, come si addice alla parabola di un uomo umile che, pur in tarda età, si lascia alle spalle il proprio fardello (simbolizzato dalla casa, portata appresso come un palloncino) per ricominciare una nuova, grande avventura: il futuro.

Da antologia le sequenze della vita in comune di Carl ed Ellie. Oscar 2010 per «Miglior film» e «Migliore colonna sonora» (Michael Giacchino).