La Cura Dell'acqua Percival Everett

Percival Everett – La cura dell’acqua

Il “waterboarding” è una forma di tortura che consiste nell’immobilizzare un individuo e versargli dell’acqua sulla faccia coperta preventivamente da un cappuccio o da un panno. In questo modo, il soggetto avrà la sensazione imminente di star per annegare e, dunque, di morire. Questa pratica, già nota ai tempi del Vietnam, è ritornata in auge negli ultimi anni, con l’inizio della “guerra al terrore”: l’utilizzo del waterboarding (nient’altro che «un tuffo in acqua», secondo il vicepresidente USA Dick Cheney) tra gli strumenti di conduzione degli interrogatori è stato infatti autorizzato ai più alti livelli dal governo americano.

La premessa è giusto per capire che aria tira nel nuovo, splendido romanzo di Percival Everett, La cura dell’acqua. Protagonista è Ishmael Kidder, scrittore sotto pseudonimo di romanzetti rosa. Frustrato da un lavoro che disprezza e separato dalla moglie, Ishmael deve fare i conti con un grave evento luttuoso: la morte della figlia di appena undici anni, rapita, stuprata ed uccisa da un maniaco. In preda ad un dolore irredimibile, incapace di reagire alla perdita, il protagonista rapisce il maggiore indiziato del delitto e lo sottopone alla “cura dell’acqua”.

Tipico prodotto della scuola postmoderna, il romanzo di Everett è caratterizzato da una struttura frammentaria in cui prosa, versi di poesie e filastrocche, storpiature linguistiche, riflessioni semiotiche, filosofiche, politiche e persino disegni, convivono – anzi, si intersecano – fino a dar vita non solo alla cronistoria di un dramma personale lacerante, ma anche ad un duro atto d’accusa nei confronti della politica estera americana. In alcune pagine, Everett, per bocca dell’io narrante Kidder, si lancia in una serie di violente invettive contro il presidente Bush (ma senza nominarlo mai esplicitamente) e l’establishment politico del paese. In quest’ottica, le torture comminate al (presunto) assassino da parte di Ishmael sono una sorta di rappresentazione metaforica della violenza che gli USA infliggono al resto del mondo, con la tanto nobile quanto falsa scusa di esportare la democrazia e la pace.

Un romanzo potente, visionario, angosciante, una sorta di lucidissimo incubo ad occhi aperti, che getta una luce sinistra sul male che alberga nel cuore degli uomini e sugli orrori dell’occidente civilizzato.