Il mostruoso femminile

Il mostruoso femminile – Jude Ellison Sady Doyle

L’ultimo libro di Jude Ellison Sady Doyle arriva ora in Italia grazie alla casa editrice Tlon nella collana Planetari Big con il titolo Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne. La traduzione italiana è di Laura Fantoni, l’ipnotico progetto grafico è di Caterina Ferrante.

Jude Ellison Sady Doyle vive nello stato di New York. Nel 2020 si è dichiarato non-binary e ha intrapreso un percorso di transizione. Fondatore nel 2008 del blog femminista Tiger Beatdown, Jude Ellison Sady Doyle ha condotto diverse campagne di sensibilizzazione sui social e nel 2011 ha ricevuto il primo Social Media Award dal Women’s Media Center – l’organizzazione femminista no-profit fondata nel 2005 dalle scrittrici e attiviste americane Jane Fonda, Robin Morgan e Gloria Steinem. Ha scritto articoli e contributi su femminismo, cinema, letteratura e cultura pop per Elle, The Guardian, The Atlantic, The Awl, Buzzfeed, e attualmente cura una rubrica per la rivista online GEN.

Con il nome di Sady Doyle, ha pubblicato Trainwreck: The Women We Love to Hate, Mock, and Fear… and Why (Melville House, 2016) e Dead Blondes and Bad Mothers: Monstrosity. Patriarchy and the Fear of Female Power (Melville House, 2019).

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La trama

«La donna è sempre stata un mostro». Così si apre il libro. In che senso? Ci sono trecento pagine per capirlo. Pensiamo alle sirene carnivore, alle Furie con artigli affilati, alle fate della tradizione irlandese. Bruttissime o bellissime, docili o bestiali, queste figure rappresentano le qualità più minacciose in una donna: bellezza, intelligenza, rabbia e ambizione. Le donne sono sempre state dei mostri anche per le grandi menti: da Aristotele a Freud, passando per Rousseau, nella filosofia, nella medicina e nella psicologia l’intrinseca eccentricità femminile è un assunto di base. Gli uomini dunque hanno da sempre sottolineato la natura grottesca delle donne, capaci di immense distruzioni.

Se un mostro è un corpo diventato spaventoso perché fuori controllo, una donna mostruosa è una donna che si è liberata dal controllo dell’uomo e che quindi, in un sistema patriarcale, spaventa perché non gestibile, non addomesticabile, non silenziabile. Il saggio contiene infiniti riferimenti estrapolati da vari contesti: Jude Ellison Sadie Doyle si muove tra mito e letteratura, cronaca nera e cult movies, per riconoscere il patriarcato e la primordiale paura che nutre nei confronti delle donne.

Il mostruoso femminile è suddiviso in tre sezioni: figlie, mogli, madri.
Ci imbattiamo così in fatti che hanno come vittime le donne: esorcismi (si parla a lungo dell’impatto del film L’esorcista nella realtà, qualcosa di veramente sconcertante), uccisioni violente di donne ambiziose, talentuose e indipendenti accusate di essere fate maligne, episodi reali di dissotterramento di cadaveri femminili, donne che vivono la loro sessualità liberamente divenute vampire, dinosaure (sì, pensate a Jurassic Park e a Godzilla, in realtà solo due delle tante forme femminili che la babilonese dea Madre e serpente-marino Tiamat assume nel tempo) e anche una lettura profonda di Frankenstein di Mary Shelley Wollstonecraft.

Della magia del sangue mestruale parla Plinio, molti altri autori dell’antichità ritrovano mostruosità proprio nei momenti di passaggio: una giovane che non è ancora moglie o madre, la mezzanotte come varco per i fantasmi e le streghe, e quindi l’adolescenza, una delle forme più durature e spaventose di passaggio. Infatti pochi hanno notato che al centro di tutto quello che si vede nel film L’esorcista c’è il corpo di una ragazzina con tutte le sue trasformazioni fisiche e tutti i fluidi corporei possibili immaginabili: «il messaggio al cuore dell’esorcista è che la maturità sessuale delle donne è immorale». Ritroviamo gli stessi problemi dietro le storie sulla pubblicità del ciclo mestruale oppure sulla sindrome premestruale; una bambina che diventa gradualmente donna e quindi potenzialmente madre diventa mostro. «Una profonda brutalità caratterizza la paura che proviamo di fronte alle nostre ragazze»: c’è una forza ideologica fortissima dietro tutto questo e la volontà di insegnare alle ragazze a odiarsi o a considerare la propria sessualità come qualcosa di abominevole. Si è sempre insegnato alle bambine a non essere arrabbiate (perché potrebbero evocare appunto chissà cosa, come film e leggende di ogni tempo ci vogliono far credere), ad essere sottomesse all’uomo e a non dare fastidio alla società. «Fino a quando andremo a caccia di demoni soprannaturali anziché di violentatori in carne ed ossa, continueremo a vedere nella donna l’azione di Satana e non il suo dolore».

Le dead blondes del titolo originale del libro sono le donne che muoiono ammazzate male e che ritroviamo nei film slasher (sottogenere dell’horror) e nel genere True Crime, nel corpo femminile come qualcosa da aprire e distruggere. L’archetipo delle bionde morte è la scena della doccia in Psycho ma si ritrova ad esempio in Scream o nel personaggio di Laura Palmer. L’autore ci tiene a sottolineare che entrambi i generi (slasher e true crime) sono stati inaspettatamente seguiti più dalle donne (dalle giovani donne) che dai ragazzi. In realtà, tutto ciò che fa paura andrebbe ricercato altrove: «non c’è solo la madre a educare i suoi bambini. Per ogni cosa buona o verità che cerco di insegnare a mia figlia, il mondo le dirà il contrario: che un ragazzo ti picchia perché ti ama, che le ragazze che si vestono così se la sono cercata, che è divertente inviare minacce di morte su internet, che dovevamo distruggere il villaggio per salvarlo, che controllo e potere provengono sempre dall’alto e dall’esterno, da un pugno o una spada o una pistola. Che possibilità può avere una donna di crescere un figlio genuinamente buono gentile e non violento in un mondo così intrinsecamente e felicemente violento?»

Il mostruoso femminile – La recensione

Combinando storie, folclore, crimini realmente accaduti, aneddoti personali e cultura popolare, con Il mostruoso femminile Jude Ellison Sady Doyle riscrive l’esperienza femminile con uno sguardo comprensivo, colto, ricco di riferimenti che si intersecano in modo inedito. Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne non è affatto contenibile o riassumibile, è un po’ mostruoso a sua volta, nel senso etimologico della parola latina: è “prodigioso”, “portentoso” e l’autore riesce a trasmettere in modo semplice e chiaro davvero tanto sapere, uno sguardo “altro” e critico fin dalla prima pagina. Impossibile non divorare questo libro e non apprezzare la grande ricerca che c’è dietro queste pagine così scorrevoli.

Troverete citazioni da tantissimi libri e film, tante leggende e tanti miti, tristi curiosità su uomini come Kellogg (quello dei cereali Kellog’s, per capirci) o Bruno Bettelheim, sui Warren (celebrati in The Conjuring) e la vera storia dietro a fatti di cronaca violenti e misogini.

In chiusura, avrete a disposizione più di trenta pagine finali di guida alle fonti, comprese quelle fonti che all’autore non piacciono affatto, perché «dopotutto, spesso sono proprio le paure degli uomini sessisti a rivelare di più sul potere delle donne».

copertina
Autore
Jude Ellison Sady Doyle
Casa editrice
Edizioni Tlon
Anno
2021
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
304
Traduzione
Laura Fantoni
ISBN
9788831498258
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Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!