Ivan Bunin

Ivan Bunin: San Francisco e altri racconti

Il signore di San Francisco e altri racconti è il titolo dell’opera di Ivan Bunin che porta in libreria Adelphi. La traduzione è di Claudia Zonghetti.

Maestro della letteratura slava, Ivan Bunin ci regala in questo libro tutto il fascino dei suoi racconti. Adelphi ha recentemente pubblicato anche A proposito di Čechov.

Ivan Bunin – Il signore di San Francisco e altri racconti

Ivan BuninQuello di Bunin è un «severo talento», si legge nella motivazione del Premio Nobel di cui fu insignito nel 1933 – e in effetti la sua prosa terribilmente precisa, densa, intransigente riesce a essere non meno implacabile di quella di Čechov.

Bunin non racconta solo storie della sua terra: prima del ’17 è stato anche un appassionato viaggiatore, e i paesaggi geografici e umani da lui osservati – soprattutto l’Oriente, dove gli europei possono percepire «un vago sentore della vita, della morte, del divino», e l’Italia, dove ha soggiornato a lungo – si riverberano nei racconti radunati in questo libro, fra i quali il lettore troverà alcuni vertici della sua narrativa.

Come Il signore di San Francisco, dove il viaggio per mare di un ricco americano e della sua famiglia evoca con rara intensità il «dolce inganno della vita»; o come Il respiro lieve, prodigiosa miniatura su uno dei temi prediletti da Bunin: quella frenesia «di accogliere nel proprio cuore tutto il mondo visibile e invisibile prima di farne dono a qualcun altro» che si chiama amore.

 

 

L’autore

Ivan Alekseevič Bunin (Voronež 1870 – Parigi 1953), poeta e romanziere, ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 1933. Il villaggio (1909) è stato il suo primo romanzo di successo ai quali sono seguiti Valsecca (1911) e numerosi racconti fra cui – considerato il suo capolavoro – Il signore di san Francisco (1915). Abbandonata Mosca, dove viveva, in seguito alla rivoluzione bolscevica, dopo alcuni mesi trascorsi a Costantinopoli, nel 1919 si trasferisce definitivamente a Parigi, dove diventa un rappresentante di spicco della «letteratura dell’emigrazione».

Fra le opere di Ivan Bunin di questo periodo, ricordiamo i romanzi L’amore di Mitja (1925), La vita di Arsenev (1930), il racconto lungo L’affare dell’alfiere Elghin, il saggio A proposito di Čhecov, il reportage della guerra civile a Odessa I giorni terribili. Nel corso dell’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale Bunin, che all’epoca viveva a Grasse, ha nascosto e protetto il pianista ebreo Alexander Lieberman e il letterato russo ebreo Aleksandr Bachrach, come testimoniato successivamente dal Congresso Ebraico Russo che ha proposto Bunin all’attenzione dello Yad Vashem per attribuire allo scrittore il titolo di Giusto tra le Nazioni. Ivan Bunin non tornò mai più in patria, e solo con la destalinizzazione le sue opere del periodo rivoluzionario vennero ripubblicate in Russia a partire dal 1955, due anni dopo la sua morte.