ponte alle grazie

Francesco Pecoraro e Hanne Ørstavik in libreria per Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie presenta in libreria due nuovi titoli. Il primo è Lo stradone, di Francesco Pecoraro, mentre l’altro è Amore, di Hanne Ørstavik.

Hanne ØrstavikAmore, di Hanne Ørstavik, racconta la storia di Vibeke e Jon che sono madre e figlio, appena arrivati in un paesino dell’estremo nord. È il giorno prima del compleanno di Jon e un luna park è arrivato in città, Jon esce  per vendere i biglietti della lotteria e Vibeke va in biblioteca. Da lì seguiamo i due attraversare  una serata e una notte di gelido inverno, mentre una crescente irrequietudine si fa strada. Amore dimostra come attraverso il linguaggio ognuno di noi costruisce la propria verità, e come madre e figlio possano vivere ciascuno nel proprio mondo. C’è distanza, non solo tra le persone, ma anche tra ogni persona e sé stessa.

Hanne Ørstavik è nata a Tana,  nel nord della Norvegia, nel 1969. Il suo primo romanzo è del 1994,  e ha dato l’inizio a una carriera  di scrittrice e intellettuale tra  le più interessanti del panorama norvegese ed europeo. Da allora ha pubblicato tredici romanzi,  ha vinto numerosi premi ed è stata tradotta in ventisei lingue. Amore, uscito nel 2018 negli Stati Uniti, è stato finalista al National Book Award e ha vinto il Pen Award  per il miglior libro in traduzione.  Per Ponte alle Grazie ha pubblicato A Bordeaux c’è una grande piazza aperta (2018). Dal 2017 vive a Milano.

 

 

ponte alle grazieLo stradone: Primi anni Venti di questo secolo nella «Città di Dio», decadente metropoli che assomiglia molto a Roma. Un uomo di circa settant’anni osserva dal settimo piano della sua palazzina le vicende dello «Stradone»; i tanti personaggi che lo percorrono incarnano tutte le forme del «Ristagno» della nostra società. Invecchiamento e conformismo, razzismo e sessismo, sopravvivenze popolari e «trentelli» rampanti, barbagli di verità, etnie in conflitto, il fantasma dell’integralismo islamico, la liquefazione di sinistre e destre e della classe media in un unico «Grande Ripieno»: nulla sfugge a questo narratore disordinato ma perspicace, che pare saper restituire meglio di chiunque – con ironia, cinismo, nostalgia, umorismo – il non senso del nostro presente. Racconta anche, l’uomo senza nome, la propria esistenza di «Novecentesco», aspirante storico dell’arte, funzionario di Ministero, uomo che ha creduto nel comunismo e poi si è fatto socialista e corrotto, con i suoi amori e, oggi, l’ossessione per la vecchiaia, la malattia, la pornografia; e ricostruisce infine – con documenti veri o quasi-veri – la storia di un quartiere i cui abitanti, operai e proletari, per secoli e fin oltre la metà del Ventesimo, hanno prodotto qui i mattoni di cui è fatta la Città: il quartiere più comunista e antifascista della Città, forse visitato da Lenin – personaggio inatteso di queste pagine – nel 1908. Il risultato è un libro assolutamente unico nel panorama letterario non solo italiano, in cui la passione politica, antropologica e linguistica, le vicende di una vita, di un quartiere, di un intero secolo concorrono a un’esperienza di lettura indimenticabile: un’illuminante – tragica ed esilarante – avventura di conoscenza.

Francesco Pecoraro, romano, ha pubblicato per Ponte alle Grazie La vita in tempo di pace (2013; premio Vareggio, tradotto in cinque lingue). Ricordiamo gli altri suoi libri: i racconti di Dove credi di andare (Mondadori, 2007), le prose di Questa e altre preistorie (Le Lettere, 2008), le poesie di Primordio vertebrale (Ponte Sisto, 2012).