Anders Thomas Jensen – Le mele di Adamo

Se mai vi venisse voglia di una commedia, una di quelle proprio divertenti, brillanti, ben recitate, Le mele di Adamo è il titolo perfetto. Il regista è Anders Thomas Jensen, sceneggiatore notoriamente di grande talento, il quale mette in scena una pellicola dai toni un po’ grotteschi e un po’ noir, che regala un’ora e mezza di ottimo cinema.

Adam è un ex galeotto dalle idee naziste che, uscito dal carcere, deve trascorrere un periodo di recupero presso un piccolo vicariato gestito da padre Ivan, un pastore protestante molto particolare. Per realizzare con successo il suo percorso, alla fine della sua permanenza Adam dovrà raggiungere un obiettivo che si è prefissato: con ironia, l’uomo sceglie come traguardo finale la realizzazione di una torta di mele, grazie ai frutti di un albero piantato proprio nei pressi della chiesa.

Per nulla impressionato dall’atteggiamento strafottente di Adam, Ivan accetta la proposta. La convivenza tra i due non sarà per niente facile. Ivan è un individuo che nega il Male in tutte le sue forme: la moglie si è suicidata (ma per lui è morta in modo accidentale), il figlio è handicappato (ma per Ivan è un bambino normalissimo), gli altri membri della comunità sono un alcolista e un ladro terrorista (ma per il prete stanno compiendo con successo un percorso di redenzione dai propri errori). Adam, da parte sua, vuole distruggere in tutti i modi la visione positiva che Ivan ha del mondo e degli uomini, senza valutare le conseguenze (anche su di sè) del suo diabolico piano.

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Ottimo lungometraggio, soprattutto grazie alle splendide interpretazioni di Ulrich Thomsen (Adam) e Mads Mikkelsen (Ivan), supportati da un gruppo di personaggi secondari straordinari. La storia poteva risultare quasi assurda e bastava davvero poco per farla diventare ridicola, ma proprio in questo si è palesata l’estrema bravura di Jensen, autore anche dello script del film: nel non cadere mai nel patetico, nel recuperare la situazione quando sta per degenerare, nel dosare comicità e dramma, nel fornire spunti di riflessione senza diventare mai un moralista, nel presentare alcuni tratti fondamentali della società danese, mescolandoli agli atteggiamenti e alla mentalità dei suoi protagonisti. Ne esce un prodotto completo, curato nei dettagli, che rilegge, in modo più o meno celato, i Dieci Comandamenti, sottraendoli dalla loro dimensione astratta e contestualizzandoli nella quotidianità e nelle faccende umane.

In particolare, Ivan è l’emblema dell’uomo di Dio, apparentemente tradito da Dio. Tuttavia, il personaggio concepisce le sue mille sfortune come prove, mandate dal divino per renderlo più forte. Una domanda nel film è un po’ questa: senza aspettarsi altro se non la nostra vita, così com’è, come possiamo gestirla e trasformarla in qualcosa di perennemente positivo? Scorgendo il buono in ogni cosa, pur nelle difficoltà. Per Ivan funziona all’incirca così e la sua sconfinata fiducia nell’universo è la risposta definitiva allo scetticismo di Adam, il quale, proprio per il suo atteggiamento, rischia di non portare a termine quel compito che gli è stato assegnato, la torta di mele. In un crescendo di colpi di scena, tuoni e fulmini (letteralmente) e sfighe all’ennesima potenza, si arriva all’epilogo, l’unico possibile, che non mancherà di strappare un ultimo sorriso.