Liberamente ispirato a Dracula di Bram Stoker, Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau contribuì a lanciare la moda dei vampiri sul grande e piccolo schermo.
Nonostante le ambientazioni e i nomi dei personaggi fossero stati cambiati per evitare problemi coi diritti d’autore, gli eredi dello scrittore fecero comunque causa al regista, che fu costretto a eliminare tutte le copie del film: ne venne conservata solo una, e ciò permise a questo importante capolavoro del cinema espressionista tedesco di giungere ai nostri giorni. Nel ’79 Werner Herzog ne realizzò un celebre remake, con Klaus Kinski nei panni del conte Dracula.
Nel film di Murnau, Jonathan Harker diventa il giovane Hutter di Brema, impiegato in un’agenzia immobiliare, incaricato di recarsi nei Carpazi per curare alcuni affari con un certo conte Orlok. Quest’ultimo altri non è che Nosferatu, il vampiro, l’incarnazione della pestilenza, tant’è che al suo passaggio brulicano i topi e le persone muoiono. Dopo un breve soggiorno nel castello del conte, Hutter riesce a fuggire e a ritornare al suo paese, mentre il vampiro s’imbarca, giungendo infine a Brema. Qui, la peste inizia a diffondersi, mentre il conte, per sopravvivere, si nutre di sangue umano, ma solo di notte, poiché la luce del giorno è destinata a ucciderlo.
La fidanzata di Hutter, Nina (in alcune edizioni viene chiamata Ellen) scopre questo particolare leggendo un libro, e decide di sacrificarsi per il bene degli abitanti della città. «Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perde la propria vita per me, la salverà»: in Nosferatu non manca un richiamo religioso, tratto direttamente da un passo dei Vangeli, rappresentato dall’estremo sacrificio di Nina, che tanto ricorda quello della giovane protagonista di Destino di Fritz Lang.
Negli anni Venti, Nosferatu risultò un prodotto di altissimo livello culturale ed estetico, non solo per le tecniche di regia, allora innovative, ma anche per la capacità di fondere elementi dell’occulto e dell’orrore con toni d’amore, quasi erotici, che culminano nel momento in cui l’ombra della mano del conte sfiora il seno di Nina, provocandole un brivido d’eccitazione.
Da Nosferatu in poi, a tutti i vampiri cinematografici verrà conferito un particolare fascino nero e sensuale, mentre l’anti-eroe della pellicola di Murnau è destinato a rimanere eterno nella mente dello spettatore, anche quando i primi raggi del sole decretano la fine della sua immortalità.
