Alejandro González Iñárritu – The Revenant

Escludendo dal campo delle possibili discussioni le fisime riguardo alla possibilità o meno di un Academy Award a Leonardo DiCaprio, The Revenant rimane un film di ottima fattura e sicuramente affascinante.

Il racconto si svolge nelle terre desolate del Nord Dakota nell’anno 1823, quando vent’anni prima quelle terre erano francesi e di Napoleone, completamente selvagge e abitate da Sioux, Pawnee, Ree; insomma gli Stati Uniti che non conosciamo. Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), assunto come guida da alcuni cacciatori di pellicce, affronta le più disparate peripezie, tra indiani, creature selvagge e il freddo immane di quelle zone, il tutto, in condizioni fisiche più che precarie. Il protagonista affronta tutto questo per una vendetta nei confronti di un suo ex compagno, John Fitzgerald (interpretato da un magistrale Tom Hardy).

revenant

Il regista messicano cerca di mostrare un lato primordiale e ferino dell’animo umano, quel lato che emerge prepotentemente nelle condizioni climatiche e sociali estreme. Hugh Glass continua a cercare come potrebbe fare un predatore assetato di sangue, e soltanto alla fine emerge, in tutta la sua tristezza, l’inutilità dell’Homo homini lupus imperante. Hugh Glass è in fin di vita e continuamente braccato da altre forze ostili, ma la sua tenacia e il suo spirito di sopravvivenza, consentono di mostrare, uniti a una volontà incrollabile, l’ABC del darwinismo umano.

Iñarritu sembra certe volte indirizzare lo spettatore verso un lato onirico, una dimensione seconda, tipica del panenteismo totemico delle popolazioni indigene. Il risultato meramente linguistico è alquanto magro, data la non immane sceneggiatura, dove fondamentali rimangono le immagini e le azioni ancor più delle parole. Il selvaggio non ha bisogno di parole e il regista l’ha compreso benissimo. Eppure c’è qualcosa di assolutamente inconsistente, quasi ridicolo, nella dimensione interiore che Hugh Glass ci dovrebbe mostrare attraverso le sue visioni oniriche. In questo, The Revenant avrebbe potuto dare di più, ma ciò è perfettamente compensato da una fluidità narrativa notevole, per quanto comunque estesa, visto che per lo spettatore medio il ritmo è alquanto lento, se non forse noioso.

Le musiche sono azzeccate e rendono bene l’aridità climatica e la solitudine selvaggia. Ciò che rende la valutazione così alta, ancor più di ogni abilità registica, musicale, attoriale, mimica e quant’altro, è, sicuramente, il colpo visivo che il film offre. Il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki si conferma il vero genio dell’intero cast, poiché The Revenant è una collezione impressionante di paesaggi, luci, fiumi, stelle, foreste, volti e sangue; dove lo spirito primordiale rivive attraverso la lente di una certa fotografia impressionante e debitrice della natura, ancor prima che sua musa.

Durata
156 minuti minuti
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