A quasi quindici anni di distanza dai I mostri (1963), Dino Risi torna dietro alla macchina da presa per girare I nuovi mostri. Questa volta, però, non è solo: la pellicola è frutto del lavoro di un collettivo costituito, oltre che da Risi, anche da Mario Monicelli ed Ettore Scola. Il film si divide in episodi, ciascuno dei quali mirato a ritrarre, in maniera assolutamente impietosa e cinica, il malcostume italiano. A differenza de I mostri i tempi sono cambiati: nel primo film, veniva rappresentata l’Italia in seguito al miracolo economico, con tutte le sue implicazioni, prima di tutto quelle negative (lo sviluppo industriale accompagnato da una crisi dei valori morali, l’italiano medio incapace di stare al passo con i mutamenti sociali). Ne I nuovi mostri assumono sempre più importanza e rilievo la politica (Senza parole), la religione (Tantum Ergo), la morale (Pornodiva) e il costume, con il dramma della gelosia (Hostaria!) e l’attaccamento ai beni materiali (L’uccellino della Val Padana, Pornodiva).
La versione integrale del film conta quattordici episodi. Tuttavia, negli anni Ottanta, venne trasmessa in tv una edizione ridotta a nove. I protagonisti principali sono Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi (attori anche ne I mostri) e Alberto Sordi: si spazia dall’impresario, deciso a sfruttare il talento canoro della moglie, all’aristocratico che trova un uomo moribondo ai piedi di un monumento e, dopo aver girato tre ospedali inutilmente, lo riporta nel luogo in cui l’aveva raccolto, abbandonandolo senza alcun problema. Non mancano momenti di vero divertimento, come per Hostaria! dove la coppia omosessuale Gassman – Tognazzi inscena un litigio infuocato in cucina, oppure L’elogio funebre, in cui Sordi è protagonista di un elogio funebre alquanto bizzarro.
I nuovi mostri sono lo specchio di un’Italia che da I mostri è notevolmente peggiorata. Gli italiani sono “mostri” alle volte anche in senso fisico ma, soprattutto, comportamentale, strenuamente convinti della bontà delle loro azioni e senza vergogna di fronte alla loro mediocrità, superficialità e mancanza di intelligenza. Ma gli italiani sono criticabili specialmente per il loro vivere inconsapevole, inetti senza rendersene davvero conto: è la visione distorta che hanno di sé stessi, del mondo che li circonda, oltre che il non scegliere l’onestà piuttosto che le scorciatoie, a decretarne, in modo irreversibile, la natura mostruosa.
