Sydney Pollack – Diritto di cronaca

“Diritto di cronaca”, ovvero, da una parte, il diritto del cronista a raccontare fatti di pubblico interesse; dall’altra, quello della collettività all’informazione. Ma cosa accade quando gli eventi riportati non corrispondono al vero? Sydney Pollack cerca di rispondere al quesito con un film intitolato proprio Diritto di cronaca, con protagonisti Paul Newman e Sally Field.

Alla morte di un sindacalista, la giornalista Megan Carter viene spinta a indagare su un grossista di liquori, Michael Gallager, reo di essere imparentato con degli esponenti della mafia. In realtà, questa è l’unica “colpa” dell’uomo, ma ciò che viene scritto sul quotidiano getta pesanti ombre su di lui e rischia di far fallire la sua attività. Non è tutto: alle accuse infamanti si aggiunge la morte di Teresa, una cara amica di Michael, la quale aveva fatto a Megan delle confessioni, in via del tutto confidenziale, che poi la giornalista non aveva esitato a pubblicare, spingendo così al suicidio la sua ignara informatrice. È a questo punto che Michael decide di reagire, escogitando un modo per vendicare la morte di Teresa.

Non solo negli anni Ottanta (quando è stato realizzato il film), la ricerca della notizia sensazionale è prerogativa anche del giornalismo attuale: il fenomeno è diventato, con il tempo, sempre più marcato e di rilievo, con il crescere dell’interesse, da parte delle testate giornalistiche (soprattutto televisive), per il gossip e l’intrattenimento, piuttosto che per l’informazione “pura”. L’aumento del numero di spettatori è legato al clamore intorno a una notizia, che per questo viene spesso distorta e strumentalizzata: non sono rari i casi in cui l’ossessione per l’audience ha la priorità sulla deontologia giornalistica e il rispetto della dignità dei soggetti coinvolti.

Diritto di cronaca riflette sulle potenzialità dei media, in particolare sulla loro capacità di creare o meno il consenso intorno a un singolo individuo – nel film di Pollack, basandosi su concetti arbitrari, imbastendo articoli sulla base di ipotesi, pregiudizi, false testimonianze, opinioni più o meno provate. La pellicola ritrae il labile confine esistente tra il diritto di cronaca e la diffamazione (il titolo originale, Absence of malice, letteralmente “mancanza di dolo”, si ricollega all’idea di puntare il dito in mancanza di prove inoppugnabili): solo alla fine Megan prenderà piena coscienza delle conseguenze delle sue azioni, quando è ormai troppo tardi.

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