È morto Ornette Coleman, gigante del free jazz

Si è spento all’età di 85 anni il grande jazzista Ornette Coleman. Il musicista americano è deceduto a Manhattan per arresto cardiaco, come ha annunciato un portavoce della famiglia.

Coleman, nato a Fort Worth, in Texas, il 9 marzo 1930, è stato uno dei grandi innovatori del jazz: portò la melodia, la tecnica e l’improvvisazione in nuovi territori, ribattezzati “free jazz” per il loro tratto folle e anarchico. Dopo gli inizi a New Orleans, Coleman si trasferì a Los Angeles, dove andò sviluppando il suo caratteristico stile fluido e “libero” dagli stilemi del be-bop. Nel 1959, la prima pietra miliare: The shape of jazz to come, che era davvero la “forma del jazz a venire”. Con questo disco, infatti, Coleman fece fare al jazz un deciso passo in avanti verso l’avanguardia. Per spiegarne l’impatto controverso, basta citare un episodio: nel 1959, Coleman aveva avuto una “residency” al Five Spot, un club di New York. “Alcuni se ne sono andati ancor prima di finire il cocktail, altri sono rimasti ipnotizzati, altro litigavano a scena aperta”, scrisse all’epoca il critico George Hoefer a proposito delle reazioni contrastanti del pubblico.

Con Free jazz: a collective improvisation, registrato nel 1960 assieme a Don Cherry e Freddie Hubbard alla tromba, Scott LaFaro e Charlie Haden al contrabbasso, Billy Higgins e Ed Blackwell alla batteria, Eric Dolphy al clarinetto basso, nacque l’omonimo genere. Il disco, all’epoca, era anche il più lungo album di improvvisazioni mai inciso.

Negli anni ’70, la musica di Coleman si fece ancora più dura e complessa, in correlazione con il jazz d’avanguardia che aveva contribuito a far nascere con i suoi album precedenti. Nel decennio seguente, la sua musica incontrò il rock e il funk, dando vita a lavori affascinanti come Of human feelings (1982) e Virgin beauty (1988).

La sua straordinaria carriera era culminata, nel 2007, con la vittoria del premio Pulitzer. Con Coleman se ne va uno degli autentici giganti della musica del ‘900.

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