Dopo La sposa turca e Ai confini del paradiso, Fatih Akin torna al cinema con Il padre (The cut) incentrato sulla storia del genocidio armeno. Un progetto complesso e rischioso, che ha impegnato il regista per ben sette anni: la pellicola è da oggi nelle sale.
Siamo nella Turchia del primo Novecento, nel periodo in cui la Grande guerra infiamma l’Europa. È lì che ha luogo uno dei genocidi più sanguinosi della storia, quello degli armeni (commemorato il 24 Aprile). Tahar Rahir interpreta un padre allontanato dalle figlie, che sperimenterà la dura realtà della deportazione, dei campi di lavoro, dello sterminio. E poi il viaggio, una lunga odissea per ricongiungersi alle sue gemelline.
Quello di Akin è un vero e proprio kolossal, per alcuni riuscito solo a metà. Tuttavia, è interessante questo accendere i riflettori su un’atroce parentesi storica, già iniziata a fine Ottocento, quando il sultano ottomano Abdul-Hamid II ordinò la campagna contro gli armeni. Poi, nel 1915, venne effettuato un vero e proprio genocidio, la cui esistenza venne da molti a lungo negata: ancora oggi la Turchia nega ci sia stato uno sterminio armeno, mentre la Francia punisce con il carcere chi non lo riconosce. Tra i Paesi che hanno riconosciuto ufficialmente il genocidio ci sono Argentina, Belgio, Canada, Cile, Cipro, Italia, Grecia, Lituania, Libano, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Slovacchia, Svezia, Svizzera, Uruguay, Vaticano, Venezuela e, naturalmente, l’Armenia.
Di seguito, il trailer del film:
