«È nelle saghe islandesi che nasce il romanzo moderno» disse Borges. Un posto di rilievo è senza dubbio occupato da Laxdæla saga, volume proposto nelle librerie italiane da Iperborea con la traduzione di Silvia Cosimini.
Una storia che copre 150 anni e che racconta il destino di un clan norvegese il quale, alla fine del IX secolo, fu il primo colonizzatore dell’Islanda dell’ovest. Ecco, dunque, un potente ritratto del medioevo vichingo, in cui spiccano, tra le altre, importanti figure femminili: Unnr, la matriarca, la schiava Melkorka e, soprattutto, Gudrún, la più bella donna nata nella terra d’Islanda, corteggiata dai due fratellastri Kjartan Ólafsson e Bolli Þorleiksson.
Storie di re, guerrieri e contadini s’intrecciano nelle saghe che fiorirono in Islanda già dal II secolo d.C. e si diffusero prima oralmente e solo in seguito messe per iscritto (Laxdæla saga fu scritta in islandese medievale, dialetto dell’antico norreno). Di seguito, la copertina dell’edizione Iperborea:

