Andy e Lana Wachowski – Jupiter – Il destino dell’universo

330 milioni di dollari. È questa la cifra che la Warner Bros. ha speso per finanziare gli ultimi 3 film di Andy e Lana Wachowski. Un pò troppi se consideriamo che da Matrix, film che ha ispirato molto del cinema attuale, i fratelli hanno inanellato una serie incredibile di flop. Normalmente sarebbe bastato un film come Speed Racer per far ricredere anche i produttori più ricchi, ma ai Washowski sono stati concessi altri due “career-ender” per dirla all’americana, ovvero film che avrebbero messo a rischio la carriera hollywoodiana di tutti i registi, a parte loro. Indifferenti alle risposte del pubblico, i produttori Joel Silver prima e Grant Hill poi, hanno continuato così negli anni a ricoprire d’oro le tasche dei due cineasti. Perchè il punto è proprio questo: sarebbe l’ora che ai Wachowski non fosse più data la possibilità di vivere di rendita grazie ad un film del 1999 ma che iniziassero a essere ricordati anche e soprattutto per film come Matrix Revolution, Cloud Atlas e il già citato film con Emile Hirsch.

 

150 sono infatti i milioni che la produzione ha messo disposizione per Jupiter – Il destino dell’universo, ultima fatica cinematografica dei “Wachowski brothers”. Il film racconta la storia dell’umile immigrata di origini russe Jupiter Jones (Mila Kunis) che, malgrado il lavoro di addetta alle pulizie, scopre di avere una sorta di marchio genetico che la rende la prossima Regina dell’Universo. A proteggerla da chi la considera una minaccia per i loschi piani del potente Lord Balem (il quasi Oscar Eddie Redmayne) ci sarà però Caine (Channing Tatum) un ex militare geneticamente modificato inviato sulla Terra per rintracciarla e salvarla.

 

 

Non basta invocare il gusto retrò dal sapore anni ’80 sulla scia di pellicole che hanno segnato un epoca come Star Wars, Ritorno al futuro, Dune, Terminator, Brazil (il cameo di Terry Gilliam non è un caso) e che i Wachowski saccheggiano a piene mani. Perchè il film è tutto questo, come nella classica visione da “cinema mush-up” dei fratelli, ma purtroppo non ha niente di tutto ciò. La prima parte del film si trascina infatti tra interminabili spiegoni e convenzionali scene d’azione, senza escludere qualche risata involontaria per gli impronunciabili nomi e la fissità dei protagonisti. Nella seconda parte invece, a carte ormai scoperte, il film tenta una improbabile virata verso una certa ironia da b-movie che non fa che aumentare l’effetto straniante.

 

Un film di sola forma quindi che ricorderemo per essere stato lo scult del 2015 ma soprattutto per: i buchi di sceneggiatura, la totale assenza di pathos e colpi di scena, le pompose musiche di Michael Giacchino, l’afonia del villain, il pizzetto biondo di Tatum, gli assorbenti usati come cerotti, le donne aliene dalle orecchie enormi, la tranquillità della Kunis nello scoprire di essere la regina del mondo, gli elefanti a pilota delle astronavi. E tutto questo, ripetiamolo, per 150 milioni di dollari.

 

 

 

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