«Requiem aeternam dona eis, Domine». Il requiem (che nella religione cattolica è la prima parola della preghiera latina ai defunti) accompagna la “morte” metaforica dei quattro protagonisti di Requiem for a dream di Darren Aronofsky. Tratto dal romanzo di Hubert Selby Jr. (edito da Feltrinelli), Requiem for a dream è il ritratto di una società americana agonizzante, schiava della televisione che detta stili e mode, promuovendo un ideale di individuo vincente, magro, con un buon lavoro e una bella famiglia.
Il film inizia con la frase «C’è un vincitore». Anche se di vincitori, Requiem for a dream manca del tutto. Da una parte c’è la casalinga Sarah, telespettatrice indefessa, vedova e con un figlio tossicodipendente. Un giorno le viene comunicato che è stata selezionata per apparire in un noto show televisivo. Per la grande occasione la donna sceglie di indossare un abito rosso, che però non le va bene, e per questo decide di mettersi a dieta, con l’aiuto di uno specialista che le prescrive delle anfetamine per dimagrire più velocemente. Dall’altra parte c’è il figlio Harry, il cui obbiettivo è quello di diventare uno spacciatore d’alto bordo, insieme al suo migliore amico, Tyrone, e alla fidanzata, Marion. Per Sarah, la sfida è un frigorifero da svuotare e gli alimenti da buttare, poiché le pillole hanno sostituito i suoi pasti; per Harry, è una scatola da riempire con i proventi dello spaccio.
Ossessioni, sogni (già infranti da tempo), falsi miti con cui i caratteri aronofskiani sono in perenne conflitto: Requiem for a dream è una «compiaciuta retorica dei cattivi sentimenti», dove niente viene salvato. Il personaggio interpretato da Ellen Burstyn riesce, forse più di chiunque altro, a esprimere ampiamente la frustrazione di una personalità troppo modesta, incapace di accettare i propri limiti, di fronte ad ambizioni troppo grandi. Senza contare che un’individualità mediocre difficilmente è in grado di migliorare la propria condizione, sfruttando al massimo le proprie doti e ciò che l’ambiente può offrire. «I sogni correggono i dettagli che non tornano nella realtà», ma non per questo la realtà sarà oggettivamente diversa.

