Mario Monicelli – La ragazza con la pistola

Passando dagli importanti ruoli drammatici degli anni ‘60, sotto l’ala di un regista del peso di Michelangelo Antonioni, fino alle fortunate interpretazioni nella commedia all’italiana, Monica Vitti ha dimostrato di possedere uno dei talenti più poliedrici del nostro cinema. L’attrice romana si è infatti presto staccata dal cinema drammatico per dedicarsi a generi di altro tipo, quali appunto la commedia, consentendole di recitare al fianco di alcuni mostri sacri del cinema italiano: Marcello Mastroianni (in Dramma della gelosia), Alberto Sordi (Amore mio aiutami), Ugo Tognazzi (L’anatra all’arancia). Il merito di aver scoperto il potenziale comico dell’attrice va però a Mario Monicelli: il suo La ragazza con la pistola è la prima commedia importante ad avere come protagonista la Vitti (già però vista “in armi” nel film di spionaggio Modesty Blaise), brava nonostante la difficoltà del ruolo, che richiedeva a lei, romana, di recitare con marcato accento siciliano. Meritato dunque il suo Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista.

La Vitti interpreta una verace donna siciliana, Assunta Patanè, abbandonata dall’uomo che lei segretamente amava, Vincenzo (Carlo Giuffrè), dopo essere stata da lui rapita e sedotta in una giornata: l’obiettivo era però un’altra donna. La fuga di Vincenzo nel Regno Unito, stimolata dall’errore commesso nell’identificare la vittima, suscita l’ira di Assunta che a causa sua si è guadagnata il titolo di donna disonorata: armatasi di una pistola, insegue implacabile il suo uomo in terra inglese. Passando dalla Scozia fino all’Inghilterra, i due non riescono ad incrociarsi grazie all’elusività di Vincenzo, fino al punto che lei decide di rinunciare alla vendetta per dedicarsi a nuova vita, accettando l’offerta di fidanzamento di un medico incontrato a Bath, il dottor Osborne (Stanley Baker). Il destino vorrà però che Vincenzo torni sulle tracce di lei.

Il film presenta alcune caratteristiche che ne fanno risaltare l’originalità, in rapporto alla sua appartenenza al genere della commedia italiana: su tutte la scelta dell’ambientazione, poiché la ricerca di Assunta oltrepassa i confini italiani offrendo allo spettatore un contesto europeo, una delle ragioni che hanno portato il film ad ottenere successo a livello internazionale (tanto da ottenere una nomination all’Oscar come miglior film straniero). Il viaggio inglese di Assunta consente poi al regista di scherzare con gli stereotipi di ben due nazioni, sfruttando l’eccezionale interpretazione della Vitti per dar luogo a situazioni comiche aventi come base lo scontro tra “italianità”, nello specifico della realtà siciliana, e freddezza anglosassone («Ma come, io donna, tu uomo, nessuno in casa…e tu look tivì?»).

Inusuale è poi il personaggio femminile protagonista: Assunta, tradita da Vincenzo, rientra pienamente nella cerchia di “sedotte e abbandonate” della commedia nostrana, offrendo tuttavia sullo schermo l’immagine di una donna con le fattezze della vendicatrice, più che della vittima, una donna, direbbe lei, «fredda come il marmo», che risponde al disonore cercando un violento riscatto. Il film è del ’68, quindi è facile vedere in questo personaggio l’eco di certo femminismo, fervente in quegli anni di contestazione. Tuttavia qui l’intento chiaro di Monicelli è quello di divertire, restando su toni leggeri: il risultato è una commedia esilarante, che al peggio si sbilancia su melensi toni sentimentali dopo la prima metà del film.

 

 

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