Eddie Vedder, appello pacifista: «Meglio naïf che rassegnati»

Con una lettera aperta pubblicata sul sito ufficiale dei Pearl Jam, Eddie Vedder ha risposto alle critiche che gli sono piovute addosso dopo il discorso tenuto venerdì scorso sul palco del National Bowl di Milton Keynes, Inghilterra, durante un concerto.

Nel suo intervento, fortemente antimilitarista, Vedder condannava la guerra e le persone che «cercano un motivo per attraversare i confini e prendersi una terra che non gli appartiene». Chiaro il riferimento al conflitto tra palestinesi e israeliani, con gli israeliani che non avevano gradito le parole del songwriter americano.

Ora, nella sua lettera aperta (introdotta da una citazione di John Lennon, «You may say I’m a dreamer,… but I’m not the only one»), Vedder torna a parlare di pacifismo. «Con una dozzina di conflitti in corso di cui si parla nelle news ogni giorno, e con le storie che diventano sempre più terribili, il livello di tristezza è diventato insostenibile – scrive Vedder -. E cosa succede al nostro pianeta quando quella tristezza si trasforma in apatia? Ci sentiamo senza speranza. E voltiamo la testa e giriamo pagina».

«Al momento, io sono pieno di speranza», prosegue Vedder. «Vedere le bandiere di tante nazioni diverse e grandi folle radunate pacificamente e con gioia è esattamente l’ispirazione che c’era dietro le parole su cui mi sono sentito empaticamente di fare affidamento. Quando abbiamo cercato di fare un appello pacifista a un concerto rock, abbiamo rispecchiato i sentimenti di tutti quelli che erano d’accordo con noi, in modo che tutti potessero avere una migliore comprensione del prossimo».

«Chiamatemi naïf – scrive il frontman dei Peal Jam -, ma preferisco essere naïf, sincero e pieno di speranza piuttosto che rassegnarmi a non dire nulla per paura che le mie parole vengano male interpretate e delle conseguenze. La maggior parte delle persone su questo pianeta sono più consumate dalla ricerca dell’amore, della salute, di una famiglia, del cibo e di un rifugio che non da qualsiasi tipo di guerra».

«La guerra fa male. Non importa da quale lato cadano le bombe». E allora, si chiede Vedder, con tutti i progressi della tecnologia e della tecnica, «dobbiamo davvero rassegnarci alla realtà devastante per cui i conflitti vadano risolti con le bombe, gli omicidi e gli atti di barbarie?».

Siamo una specie capace di creare bellezza, di ispirare, continua il musicista: «dobbiamo essere capaci di risolvere i conflitti senza spargimenti di sangue». «Non so come elaborare il sentimento di colpa e complicità che provo quando sento della morte di una famiglia causata dall’attacco di un drone americano – è la conclusione -. Ma so che non possiamo rassegnarci a che la tristezza si trasformi in apatia. E so che staremo molto meglio quando impareremo a venirci incontro gli uni con gli altri».

E la lettera chiude con un’altra citazione di Imagine, «I hope someday you’ll join us,…».

Il video dei Pearl Jam che suonano uno degli inni antimilitaristi per eccellenza, Masters of war di Bob Dylan: