Addio al grande Bobby Womack, maestro del soul

Si è spento ieri a 70 anni Bobby Womack, autentica leggenda della musica soul. La notizia è arrivata da Rolling Stone ed è stata poi confermata dalla sua etichetta discografica, la XL Recordings, senza che ne siano state specificate le cause di morte.

Womack aveva esordito negli anni ’50, assieme ai fratelli, con il nome The Womack Brothers. Negli anni ’60, fu Sam Cooke, all’epoca già celebre soul singer, a mettere sotto contratto la formazione con la sua etichetta, la SAR Records: la band cambiò allora nome in The Valentinos e pubblicò la sua prima hit, Looking for a love (1962). Nel 1964 arrivò un’altra importante affermazione commerciale con It’s all over now, brano che fu reinterpretato anche dai Rolling Stones.

Con la morte di Cooke, che fu assassinato in un motel di Los Angeles, Womack e i fratelli, traumatizzati, sciolsero la band, con Bobby che intraprese una carriera solista di gran successo. Nel 1968, firmò un contratto con la Minit Records e pubblicò il suo debutto solista, Fly me to the moon, contenente l’hit California dreamin’, cover dei Mamas & The Papas. Dopo le collaborazioni con Sly and the Family Stone (per l’album There’s a riot goin’ on) e Janis Joplin (per cui scrisse la ballad Trust me, contenuta nel celebre Pearl), Womack si allontanò sempre più dai cliché commerciali dei dischi con i Valentinos.

Nel 1971 e nel 1972 pubblicò per la Universal due dei suoi lavori più celebri: Communication e Understanding. Quest’ultimo conteneva Harry hippie, che gli valse il primo disco d’oro. Un’altra hit fu la colonna sonora del film di blaxploitation Across 110th Street: la title-track fu usata anni dopo nella scena di apertura e in quella di chiusura di Jackie Brown di Quentin Tarantino. Nel corso della prima metà degli anni ’70, Womack consolidò il suo successo con Facts of life e Looking for a love again (che conteneva una nuova versione della hit incisa con i Valentinos) e con una serie di canzoni scritte per altri

Dopo il 1975, la morte di suo fratello Harry iniziò ad incrinare la sua carriera. Gli album successivi entrarono in classifica, ma ebbero sempre meno successo. Negli anni ’80, alla tragedia personale si aggiunse anche la dipendenza dalle droghe. La rinascia artistica ci fu solo da metà dei ’90, quando, tornato sobrio, Womack incise Resurrection. Negli anni 2000, la sua carriera era stata rilanciata anche da una collaborazione con Damon Albarn, che nel 2012 produsse (assieme a Richard Russell) l’album The bravest man in the universe per la XL Recordings.

Nel 2009, Womack era entrato nella Rock and Roll Hall of Fame. «Il mio primo pensiero è stato: vorrei chiamare chiamare Sam Cooke e condividere con lui questo momento – spiegò allora Womack -. È una grande emozione per me questo riconoscimento come vedere Barack Obama diventare il primo Presidente nero degli Stati Uniti d’America. Questo dimostra che se si ha la benedizione di saper aspettare le cose importanti, arriveranno eventi che potranno cambiare la tua vita».

Womack, che quest’anno aveva pubblicato il suo 28esimo album, The best is yet to come, sarebbe dovuto essere in tour in Europa dal prossimo mese, nonostante i gravi problemi di salute che l’affliggevano da tempo (diabete, Alzheimer e un cancro al colon che potrebbe essere la causa della sua morte). Con lui se ne va uno degli interpreti più raffinati ed intelligenti della musica soul.