Sono svedesi, le First Aid Kit, ma ad ascoltare la loro musica, e in particolare questo Stay gold, non si direbbe. Ovviamente il fatto che cantino in inglese c’entra poco: è sì una questione di padronanza di una lingua, ma quella della musica – country e folk, per la precisione. Le dieci tracce del nuovo album, il terzo per le sorelle Johanna e Klara Söderberg, fanno un ulteriore passo in avanti lungo la strada di una maggior consapevolezza artistica. Se il disco del debutto, The big black & the blue (2010) era eccessivamente naif, e The lion’s roar (2012) ancora un pelo scialbo, in Stay gold si incomincia a sentire un tocco più personale e un potenziale sempre più vicino a maturare. Sarà che le due si sono concesse qualche novità rispetto al solito, come un’orchestra di 13 elementi o, in generale, delle sfumature più americaneggianti, desertiche.
Niente per cui strapparsi i capelli, va detto, ma l’insieme fuziona, eccome. My silver lining l’abbiamo ascoltata milioni di volte, con quel picking acustico e gli archi avvolgenti che sanno di frontiera e cieli assolati. Ma la costruzione è esemplare, il canto delle due sorelle ammaliante, e insomma, in breve ti scopri a non potertene staccare. L’aria è vissuta: Johanna e Klara, malgrado in due non facciano nemmeno sessant’anni, si fanno portatrici di una saggezza e di una malinconia antiche, come quelle che trapelano da Cedar lane, che racconta il dolore di un viaggio eterno, con casa che è ormai perduta. «I’m in love and I’m lost / But I’d rather be broken than empty / Oh I’d rather be shattered than hollow», è l’incipit dell’ottima Shattered & hollow, una delicata ballad sospesa tra country, folk e pop, uno di quei pezzi con cui si misura la distanza delle First Aid Kit di oggi da quelle degli esordi.
Ancora le ferite dell’amore sono al centro di Waitress song, briosa e vibrante al pari dello shuffle di Heaven knows. Più pensose Fleeting one e A long time ago, quest’ultima impostata sul trittico voci-piano-archi. Si tratta di brani che testimoniano un innegabile gusto, cura nella scrittura dei testi (poetici e non eccessivamente stucchevoli) e l’ottimo lavoro in fase di produzione del solito Mike Mogis. Certo, alle due sorelline svedesi si potrebbe rimproverare di non avere troppo coraggio, ma considerando che hanno 24 (Johanna) e 21 anni (Klara), c’è solo da avere un po’ di pazienza: possono solo migliorare.
