Neil Jordan – Intervista col vampiro

A Daniel, giornalista, si presenta l’occasione di una vita. Chi sta per intervistare è infatti un uomo decisamente fuori dalla norma: dichiara di essere nato in Louisiana alla fine del ‘700, ma l’incredibile fatto di essere ancora vivo e giovane tradisce la sua natura di non-morto. Il film Intervista col vampiro inizia dunque così, con un registratore pronto ad ascoltare le parole, tramutate in flashback, del vampiro Louis, personaggio nato dalla penna della scrittrice di culto Anne Rice. Sotto lo sguardo incredulo del giornalista, questa creatura composta ma dallo sguardo glaciale inizia il suo lungo racconto, una storia che comprende due interi secoli, protraendosi dal 1791 fino agli anni ’90 del mondo contemporaneo.

Il film di Neil Jordan è fedele al romanzo omonimo della Rice, scritto negli anni ‘70: sono omesse alcune digressioni, ma rimane il ruolo centrale del vampiro aristocratico Lestat de Lioncourt (colui che ha dato il dono oscuro a Louis) e dell’eterna bambina Claudia, trasformata dalla coppia di vampiri in “oscuro angelo” per salvarla dalla peste. Dalla Louisiana dell’età coloniale fino agli Stati Uniti contemporanei, passando per la Parigi ottocentesca, il racconto di Louis evidenzia luci e ombre dell’essere vampiro, avendo lui nell’animo ancora un residuo di umanità, eredità della sua precedente vita che è assente nei crudeli Claudia e Lestat. È specialmente il rapporto con quest’ultimo a rendere interessante la narrazione, molto più concentrata sull’introspezione che non sull’azione: l’animo buono di Louis non può che scontrarsi con la crudeltà goliardica del suo creatore Lestat («Dio uccide indiscriminatamente, e così faremo noi»), la cui personalità eccentrica e complessa lo ha reso uno dei più carismatici vampiri della letteratura.

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Dopo il successo del Dracula di Stoker, Intervista col vampiro apre ad un vero revival del genere: l’estetica e i tratti del vampiro contemporaneo devono sicuramente più alla Rice che non ai modelli classici. L’occhio è puntato non tanto sull’attività predatoria del vampiro, quanto sul suo strazio interiore, dovuto in parte alla dipendenza dal sangue (che comporta l’uccidere) ed in parte al dover assistere allo scorrere inesorabile degli anni senza morire: «Il mondo cambia…noi invece no. Ed è proprio questa l’ironia che alla fine ci uccide» afferma il vampiro parigino Armand.

Il regista Jordan ha creato un’ottima trasposizione del libro, anche grazie alla collaborazione della Rice che ne ha scritto la sceneggiatura. Il cast è formato da alcuni dei volti più noti del cinema americano (la Rice avrebbe però preferito attori migliori): un trio formato da Cruise (Lestat), Pitt (Louis) e Banderas, ai quali si aggiunge una giovanissima Kirsten Dunst. Fedele e suggestiva è poi l’estetica del film, alla quale hanno contribuito lo sceneggiatore marchigiano Dante Ferretti (si nota la grande cura per gli interni ottocenteschi e i costumi) e il compositore Elliot Goldenthal, due meritate nomination all’Oscar.

Durata
122 min. minuti
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