Sgomberato a Roma l'Angelo Mai, le proteste degli artisti

Questa mattina, è stato sgomberato l’Angelo Mai, il celebre spazio artistico e culturale, a Roma, in via delle Terme di Caracalla. L’operazione è iniziata all’alba di stamane, condotta dalle forze di polizia e dalla Digos, si inserisce in una serie di sgomberi che hanno avuto luogo nella capitale.

Stando alla Questura, l’operazione è volta a «delineare i contorni di un sodalizio criminale», responsabile di «invasione di edifici ed estorsioni, queste ultime in danno degli occupanti con riferimento al pagamento di somme di danaro». Tra gli edifici perquisiti e sgomberati, oltre ad una serie di abitazioni di via delle Acacie 56 e davanti alla ex scuola Hertz di via Tuscolana, c’è anche l’Angelo Mai appunto, uno spazio artistico e culturale concesso dal Comune nel 2006 dopo una prima occupazione, e, dopo una parentesi felice di alcuni anni, dal 2012 di nuovo occupato, dopo che le autorità avevano sequestrato il bar per «esercizio ricettivo abusivo».

Negli ultimi anni, l’Angelo Mai ha visto sfilare sul suo palco moltissimi artisti, e proprio questi – Roberto Angelini, Riccardo Sinigallia, Alessandra Perna dei Luminal, gli A67, la scrittrice Igiaba Scego o il Teatro Valle – nelle ultime ore si stanno facendo sentire sui social network con l’hashtag #angelomainonsitocca. Tra questi, è intervenuto anche Elio Germano, che parla di un’azione “miope” e avverte: occuperemo di nuovo. Ecco l’intervista concessa a Repubblica.it:

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha espresso la sua preoccupazione per gli sgomberi, incluso quello dell’Angelo Mai: «L’amministrazione non è stata informata per tempo delle misure adottate questa mattina dalle autorità giudiziarie – si legge in una nota, diramate con il vicesindaco Nieri -, ma stia comunque cercando soluzioni immediate per tutte le persone coinvolte. Siamo altrettanto preoccupati per l’improvviso sgombero dell’Angelo Mai, un importante presidio culturale cittadino, perfettamente inserito ed integrato nelle attività socio-culturali del territorio, su cui siamo disponibili a trovare soluzioni condivise».

I responsabili dell’Angelo Mai, dal canto loro, ci vanno giù durissimi. «Questo è un affronto politico non solo a degli spazi, ma alla città intera e a chi produce indipendentemente, per far paura a chi non è sotto l’egida di padroni. Noi autonomamente siamo riusciti a cambiare un panorama in questa città, e vogliamo che la cultura sia una cosa indipendente, non gestita né da un’amministrazione politica né tantomeno dalle forze dell’ordine», ha dichiarato Gianmarco Di Lecce, tra i fondatori dell’Angelo Mai.

Ecco il suo intervento integrale, in un video realizzato sempre da Repubblica.it:

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