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Joan as Police Woman – The classic

Joan Wasser, alias Joan as Police Woman, ha sempre amato giocare con il soul. Tutti i suoi album, dall’esordio di Real life (2006) al recente The deep field (2011), recano il marchio inequivocabile della black music. Con The classic, il legame con la trazione r&b si fa apparentemente più stretto e quasi filiale: nella title track, un delizioso doo wap tutto giocato su una serie di intarsi vocali, la Wasser, sul finale, arriva a fare lo spelling del titolo, come Aretha Franklin in Respect – per non parlare degli altri omaggi, nel testo, a Stevie Wonder e Marvin Gaye.

Tuttavia, e questo è l’equivoco che canzoni come Witness, Holy city, Get direct, Shame o la stessa title track possono generare, The classic non è un disco realmente (soltanto) soul. Dal soul “puro” lo separa una distanza non solo legata al background della 44enne songwriter di Bidderford, Maine, ma anche al pathos, quella particolare qualità che vibra nell’anima (e nelle corde vocali) di un soulman o una soulwoman e che la Wasser, per forza di cose, non possiede. Quella di Joan non è freddezza, solo un approccio diverso: le interessa raccontare e mettere in scena la sua versione del soul, nient’altro.

Lo dimostra, ad esempio, una traccia come l’avvolgente Good together, che mette in primo piano l’elemento ritmico, ci ricama sopra con l’organo e soprattutto si carica progressivamente di un’imponenza gospel che, tuttavia, il finale trasforma in un noise rock lacerante. O New year’s day, con un incedere militaresco rallentato, un arpeggio ipnotico di chitarra e una coda sospesa, piena di vuoti, di assenze, quasi straniante.

Tra l’altro, il verso chiave di Good together è «don’t want to be nostalgic / or something that never was». In generale, in The classic i riferimenti al passato non sono adoperati in maniera pedissequa. Il quarto album della Wasser, insomma, rifiuta la nostalgia, anche quando sembra farvi decisamente appello. Sia la title-track che il reggae di Ask me, nonostante i richiami agli anni ’50 e ’60, non danno l’impressione neppure per un istante di dubitare che ci troviamo nel 2014, e dunque mantengono intatta la loro attualità.

Stesso discorso per la languida Stay, con il Fender Rhodes che danza su un basso bello rotondo e gli archi che spezzano la continuità del brano – per non parlare dei synth inquieti che si agitano sotto. Nonostante la presenza di questi elementi più ragionati, The classic conserva una buona dose di immediatezza, non suona mai pedante. È un disco di melodie, magari arrangiate in modo eccentrico, ma pur sempre di melodie. Soul, ma che non nascondono la presenza di filtri e approcci che con il soul hanno poco a che vedere. Insomma, 100% Joan as Police Woman. Il che significa una quarantina di minuti di gran classe.

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