Facciamo un passo indietro. Torniamo al 2005, anno decisivo per Claudio Amendola. Con l’ingenuità e il coraggio che lo ha sempre contraddistinto in quest’ambito, Amendola si imbarca in due progetti che con il senno di poi avrebbero affossato anche il più grande dei cineasti: Melissa P. come produttore e Il ritorno del Monnezza come attore. Due lavori non proprio azzeccati ai quali Amendola si avvicina però con affetto e con la solita voglia di mettersi in gioco e di realizzare il sogno di recitare anche lui una parte da protagonista nel cinema italiano. Non vanno benissimo, sia in termini di pubblico che di critica. Tuttavia quello che Amendola ancora non sa è che l’anno successivo sarà quello de I Cesaroni, ovvero l’anno della svolta per il figlio di Ferruccio.
Anche Bruno (Edoardo Leo) è un sognatore. E anche per lui il 2006 potrebbe essere l’anno della svolta. Fino ad ora sua moglie (Francesca Inaudi) lo ha sempre assecondato nelle sue strane imprese ma solo perchè non aveva ancora fatto i conti con l’idea più folle di tutte: formare una squadra di curling per andare alle olimpiadi di Torino. Insieme all’amico fraterno Salvatore (Ricky Memphis) si mette così alla ricerca di altri due giocatori, trovandoli negli attempati Ottavio (Ennio Fantastichini), campione di bocce, e Neno (Antonello Fassari) maestro nel biliardo. Seguiranno allenamenti fatti a colpi di pentole piene di zuppa ma anche il riconoscimento di essere “L’armata Brancaleone dei ghiacci”.
Per il suo esordio dietro la macchina da presa, Claudio Amendola sceglie la commedia e torna a quel fatidico 2005, l’anno dei sogni e delle speranze. La mossa del pinguino, scritto dallo stesso Amendola ed Edoardo Leo, insieme a Michele Alberico e Giulio Di Martino, è però tutt’altro che un film spensierato. Certo ci sono momenti esilaranti ma è come se dal soggetto del film, sicuramente spassoso nelle intenzioni, abbia prevalso infine l’amarezza, il disincanto, la miseria di un paese alle prese con problemi ben più seri del curling. Quella di Amendola è senz’altro una operazione goliardica ma i personaggi che il film disegna non sono semplici macchiette, bensì persone reali, se vogliamo sbilenche e trasandate, ma con una loro sincera drammaticità, inserite all’interno di una Roma raramente così sporca, periferica, certamente lontana da quella tratteggiata da Paolo Sorrentino (molto buono il lavoro degli scenografi e dei costumisti).
Girato in totale economia di risorse e pescando da tutti i mestieranti conosciuti sul set de I Cesaroni, il film di Amendola non si differenzia per questo, almeno dal punto di vista tecnico, da un semplice prodotto televisivo, ma rimane lo stesso un lavoro onesto al quale gli si perdona volentieri qualche ingenuità e qualche forzatura da esordiente.

