Stanley Kubrick – Barry Lyndon

Nel 1844 esce in Inghilterra Le memorie di Barry Lyndon, romanzo picaresco ambientato nel ‘700 e incentrato sulle avventure di un irlandese di umili origini (e dubbia moralità), Redmond Barry, alla conquista di un proprio spazio nel mondo dell’aristocrazia. L’autore è William Makepeace Thackeray, scrittore noto per i suoi ritratti satirici della società inglese a lui contemporanea (tra questi il celebre La fiera della vanità).

Stanley Kubrick da tempo desiderava dar vita ad un proprio film epico-storico (dopo l’epica futura di 2001): trovando personale affinità con la narrazione satirica di Thackeray, decide di trasporre una sua opera minore, appunto Le memorie di Barry Lyndon, soddisfacendo quel desiderio di lavorare ad un’opera “in costume” che era nato con l’idea di un progetto su Napoleone (poi mai realizzato).

Nasce così Barry Lyndon, trasposizione che sin dal principio rivela una profonda differenza col romanzo: la narrazione è affidata ad una voce esterna onnisciente, voce che nel libro è quella dello stesso Barry. La trama del film, lungo circa tre ore, è condensata in due grandi capitoli: nel primo si racconta della giovinezza di Barry (Ryan O’Neal), segnata dalla sua partenza dall’Irlanda natia con “venti ghinee” e da esperienze più e meno fortunate, come l’arruolamento in guerra e vari duelli che lo vedono protagonista, per questioni d’onore o per debiti. Il suo obiettivo resta però l’assicurarsi un posto nell’alta casta aristocratica: questo diventa possibile dopo che, avendo viaggiato per l’Europa guadagnandosi da vivere giocando d’azzardo assieme al “cavaliere” de Balibari, incontra la nobile vedova Lady Lyndon che si innamora di lui e che Barry sposa per acquisire prestigio. Qui ha inizio la seconda parte, dedicata alla caduta di Barry, intitolata il «Resoconto delle sventure e dei disastri che accaddero a Barry Lyndon».

barry-lyndon

Si tratta dell’ennesimo capolavoro di Kubrick, un autore che, per la sua sensibilità fotografica, sa incorniciare la realtà in ritratti carichi di bellezza, ma che in Barry Lyndon ambisce ad ottenere un effetto propriamente artistico, rifacendosi cioè alla tradizione pittorica settecentesca: le inquadrature (poche ma sulle quali la camera si sofferma dilatando i tempi narrativi) ricordano i quadri di Constable, Hogarth, Gainsborough (Marisa Berenson nel ruolo di lady Lyndon sembra essere uscita da un suo quadro).

In queste immagini, fissate da Kubrick con intento di realismo pittorico (le celebri scene a lume naturale di candela sono una vera innovazione tecnica), più che storico, vediamo agire i personaggi, pallidi fantasmi di un passato che si rievoca con nostalgia, già intriso di decadenza e scandito dalla Sarabande barocca di Händel. Il film si chiude infatti con un data, il 1789, che segna la fine di quel mondo “dei lumi” dipinto (quasi letteralmente) dal visionario Stanley, che ci ha regalato con Barry Lyndon uno dei film in costume più affascinanti di sempre.

 

Durata
187 min. minuti
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