Amélie Nothomb, il Giappone e la “nostalgia felice”

Ad Amélie Nothomb piace raccontare la sua vita o, almeno, ama mettere qualcosa di autobiografico nei suoi libri. È sempre stato così in passato e la cosa vale anche per La nostalgia felice, uscito qualche giorno fa per Voland, in cui la scrittrice torna a parlare di una terra che conosce molto bene, il Giappone.

 

Infatti, la Nothomb ha trascorso buona parte della sua infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina. Il padre era un ambasciatore e mentre i fratelli frequentarono una scuola americana, l’autrice, perfettamente bilingue, studiò presso una scuola locale. In seguito al soggiorno cinese, seguì quello newyorkese: poi la famiglia si trasferì in Bangladesh, dove la Nothomb conobbe un periodo buio, a causa dei suoi disturbi alimentari. Solo quasi ventenne approdò per la prima volta in Europa, sistemandosi a Bruxelles, laureandosi in filologia, scegliendo poi di ritornare in Giappone.

 

Dopo Stupori e tremori (2001) e Né di Eva né di Adamo (2008), con La nostalgia felice, la scrittrice belga dedica un nuovo volume a questa nazione tanto amata, ritratta dopo il terremoto di Fukushima del 2011. Un viaggio sentimentale che non mancherà di coinvolgere i lettori.

 

 

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