Per chi ha vissuto ed è riuscito a sfuggire a un evento traumatico, il problema non è solo nel fatto in sé, quanto piuttosto nel “dopo”. Con il suo romanzo, Koethi Zan vuole indagare proprio sul terribile legame esistente tra un trauma e la sua incidenza sul futuro, complicando un po’ le cose, lanciando una vera e propria sfida, riscrivendo le regole del genere thriller, trasportando il lettore in un mondo d’orrore, spingendolo poi a guardare la realtà con occhi diversi.
È passato un decennio da quando Sarah è riuscita a sfuggire al suo aguzzino, Jack Derber, che l’ha rapita e tenuta segregata in uno scantinato insieme ad altre tre ragazze, tra cui la sua amica Jennifer. Lei, Tracy e Christine ce l’hanno fatta, ma di Jennifer si sono perse le tracce. È di certo morta, anche se il suo cadavere non è mai stato ritrovato. Derber è finito in carcere con l’accusa di rapimento, ma l’omicidio? Dopo dieci anni di prigione potrebbe venire rilasciato e Sarah questo non può accettarlo. L’unica soluzione è ritrovare il corpo di Jennifer, la sola prova che potrebbe incastrare definitivamente Derber.

(Koethi Zan)
Se leggendo il libro avrete la sensazione di trovarvi dentro a un film o a una miniserie televisiva, non vi state sbagliando più di tanto. La Zan è una che il grande e piccolo schermo li ha sempre avuti nel sangue, da quando è partita dal profondo sud americano per sfondare nel cinema. L’imprevedibilità del fato l’ha portata a diventare avvocato, senza per questo allontanarsi più di tanto dalla sua grande passione: infatti, è diventata consulente legale per agenti di Hollywood, case di produzione, Mtv, mentre da Dopo (titolo originale, The never list) verrà presto tratto un telefilm, con la supervisione della stessa autrice.
Un romanzo che fa male, soprattutto poiché ispirato a reali fatti di cronaca: dal suicida mostro di Cleveland, Ariel Castro, al caso di Natascha Kampusch, la ragazza austriaca, rapita da bambina nel 1998 e tenuta prigioniera per otto anni (dalla sua storia è stato tratto anche un film di Sherry Hormann, 3096). Leggere un romanzo come Dopo può risultare ostico ai più sensibili, ma è anche un passo necessario per prendere coscienza di una realtà che non può più essere ignorata: Dopo è fiction, ma le storie reali di abusi e violenze sono ormai troppe. Diventare paranoici non è una soluzione, ma mettere in luce il problema, anche tramite il cinema o la letteratura, potrebbe essere utile per studiare i tratti comuni nella psicologia dei carnefici, tracciando dei profili accurati, e chissà che non si arrivi anche a delle concrete misure di sicurezza per ridurre al minimo i rischi.
Ridurre, appunto. Perché la follia umana non conosce limiti e, purtroppo, trova sempre un modo per fare del male.
9788830434325




