«Paolo (Ruffini) non deluderci e ammazzati»: petizione shock

C’è chi pensa che sul web tutto sia permesso. Forse è per questo che nascono certe deprecabili iniziative. L’ultima delle quali riguarda l’attore Paolo Ruffini, protagonista di una petizione davvero discutibile su Change.org: cinquantamila firme per chiedere la sua morte.

Non è uno scherzo (magari!). Il contenuto dell’iniziativa diceva: «Petizione: cerchiamo 50mila firme per convincere Paolo Ruffini a togliersi la vita! L’aria è un bene importante e di tutti. Lui con la sua esistenza sta sprecando inutilmente ossigeno. Il nostro. Se hai un cuore, firma e condividi. È per una buona causa».

Dalla bravata (pur di cattivo gusto), in breve tempo si è passati a un attacco vero e proprio. Naturalmente il sito ha provveduto ad eliminare la petizione, visti i contenuti. Sergio Cecchini, direttore della comunicazione di Change.org, ha così motivato la rimozione in un’intervista al «Secolo XIX»: «Ci sono termini di condizione d’uso previsti dalla piattaforma, tra questi la non istigazione alla violenza e il non usare un linguaggio di odio nei confronti di chiunque, che chiediamo di rispettare».

Tuttavia, qualche riflessione sull’episodio è d’obbligo. Innanzitutto, crediamo che anonimato e libertà d’espressione dovrebbero sempre essere veicolati dall’intelligenza del singolo e da un buon utilizzo di Internet. In secondo luogo, la democrazia è sì il diritto di poter dire quello che si pensa liberamente, ma questo non autorizza a superare certi limiti. Altrimenti aveva ragione Indro Montanelli nel dire che la democrazia «è sempre, per sua natura e costituzione, il trionfo della mediocrità».

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