James Gray – C’era una volta a New York

Quest’anno il nome di Joaquin Phoenix è girato parecchio, principalmente per la partecipazione al film di Spike Jonze, Her. Ma anche perché l’attore è tornato a collaborare con James Gray, con cui è legato da un rapporto professionale che sa tanto da Burton/Depp, Scorsese/DiCaprio. Risale al lontano 2000 il primo sodalizio tra i due, con The yards, a cui sono seguiti I padroni della notte e il commuoventeTwo lovers, di chiaro richiamo al Dostoevskij di Le notti bianche.

Questa volta Gray si concentra sul dramma dell’immigrazione (il titolo originale del film, infatti, è The immigrant), vissuto sulla pelle di due sorelle polacche, giunte nella Grande Mela con il sogno di un futuro migliore. Aspirazioni che vengono ben presto spezzate dalla malattia di una e dalla separazione forzata dall’altra, la quale viene intrappolata da Bruno (Phoenix), un uomo senza scrupoli che, con la falsa promessa di un aiuto, la costringe poi a prostituirsi. Una vicenda personale per Gray (statunitense ma con i nonni immigrati di origini russe), che con C’era una volta a New York ha voluto raccontare l’epopea di coloro che, nei primi anni del Novecento, hanno dovuto dire addio alla propria casa e alla vecchia Europa, spinti dal desiderio di realizzare il grande sogno americano.

La New York che viene ritratta da Gray, però, è cupa e deprimente, perfetta cornice in cui inserire la tragedia dei suoi caratteri, provati da un senso di straniamento e dolore. Marion Cotillard è di certo in grado di restituire sullo schermo lo sconforto di Ewa, donna tradita e umiliata, ma il perno dell’azione è tutto intorno al sempre bravo Phoenix, che da anni delizia il suo pubblico con scelte forse poco affini al circuito mainstream, ma coraggiose e di qualità. In questo caso è superbo nell’offrire il ritratto di un carnefice che, per uno strano scherzo del destino, si trasforma in vittima: C’era una volta a New York non manca di evidenziare che, certo, l’amore cambia la vita (e, sotto molti aspetti, in positivo, perché rende persone migliori), ma anche che il prezzo da pagare per questo cambiamento non è sempre basso. Intanto, bisogna fare i conti con se stessi, con quelli che si è stati prima di un incontro importante – e nel caso del personaggio di Phoenix, magnaccia, sfruttatore e mistificatore, il percorso di pentimento e redenzione non sarà di certo facile; poi, capire se per un sentimento si è disposti a perdere tutto.

Con C’era una volta a New York, melodramma che esprime con delicatezza le emozioni del grande esodo novecentesco, Gray conferma la sua innata abilità nel coniugare le atmosfere noir dei suoi primi lavori a un’attenta analisi dei sentimenti, centrale in Two lovers, in cui il camaleontico Phoenix, ancora una volta, fungeva da motore della storia.

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