Donato Bevilacqua

"La grande bellezza": una riflessione sul film di Sorrentino

Parliamo un po’ di La grande bellezza. O “vera bruttezza”, come lo ha definito Filippo Facci per «Libero» (ecco tutto l’intervento su Dagospia). A noi il film è piaciuto, ma, per carità, è un giudizio soggettivo. Per la verità, ci sono degli aspetti che possono anche essere messi in discussione: per esempio, chi lo ha maggiormente criticato ha posto in evidenza il troppo intellettualismo, il fatto di puntare molto sul suscitare emozioni, con la storia che ogni tanto si perde, oltre ad aver preso come modello un classico ineguagliabile come La dolce vita (paragone che a molti è sembrato eccessivo, per alcuni addirittura fuori luogo).
Va comunque riconosciuto all’opera di Sorrentino un grande merito: quello di aver riportato l’Italia agli Oscar. Era il 2006 quando Cristina Comencini era riuscita a far arrivare La bestia nel cuore a Los Angeles, perdendo poi contro Il suo nome è Tsotsi (Tsotsi), di Gavin Hood. Ma facciamo ancora un passo indietro, al 1999. Benigni vince tre Oscar con il suo La vita è bella: miglior attore protagonista, miglior film straniero e migliore colonna sonora. Sette anni prima era stato il turno di Gabriele Salvatores, con Mediterraneo, miglior film straniero nel 1992.
Ed è proprio Salvatores ad affermare con sicurezza (l’avete letto l’articolo di oggi firmato da Davide Turrini su «Il Fatto Quotidiano» a riguardo? Ecco il link per chi fosse interessato) che sarà proprio Sorrentino a vincere l’Oscar: perché La grande bellezza è davvero «La dolce vita ai tempi di Berlusconi». Insomma, un film in cui gli americani riconoscono il Belpaese degli ultimi anni, visto con gli occhi disincantati di Jep Gambardella, il quale, nonostante tutto, cerca ancora un ritorno alla “grande bellezza”, che nella sua esperienza privata risiede nelle origini, nel ricordo di un grande amore e in una giovinezza che alla fine egli tenta di recuperare.
Altre lodi arrivano da un altro premio Oscar, Giuseppe Tornatore, che in un’intervista su «La Repubblica» ha definito il Golden Globe vinto da Sorrentino, «una carezza per l’Italia». Era stato proprio Tornatore a portarsi a casa nel ’90 sia il Golden Globe che l’Oscar come miglior film straniero, per il capolavoro Nuovo Cinema Paradiso. Ed era proprio da allora che l’Italia non aveva più vinto un Globe. Per questo la vittoria di Sorrentino dovrebbe rendere orgogliosi, al di là delle critiche, a cui ogni prodotto culturale che si rispetti è soggetto.
Aspettiamo il 2 marzo per vedere quali saranno le sorti della pellicola. Le possibilità di vittoria ci sono, anche se la competizione resta aperta (in particolare, un avversario temibile potrebbe essere The hunt di Thomas Vinterberg). Vedremo.
 

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