Peter Segal – Il grande match

Probabilmente il termine oggi è un po’ desueto, ma a Sylvester Stallone l’etichetta di “autore” non starebbe male. Da Rocky a Rambo a Staying alive (con John Travolta/Tony Manero), il cinema del nostro ha evidenziato una serie di temi ricorrenti (l’italoamericano di provincia alla ricerca della sua occasione) e di ossessioni estetiche (la potenza, il corpo, il kitsch). Certo, l’abilità nel declinarli è quella che è, ma il punto è un altro: Stallone è un universo di significati immediatamente riconoscibili, un mondo che ha il suo centro gravitazionale nell’American dream ma, nella cui geografia, non manca certo l’ironia.

Solo così si spiegano, per esempio, produzioni come I mercenari o questo Il grande match. Che non è diretto da Sly in persona, ma da Peter Segal (Una pallottola spuntata 33 e 1/3, La famiglia del professore matto), e tuttavia è più simile a lui che non al cinema del partner d’occasione, Robert De Niro, con cui comunque scende a patti.

La storia di Billy “The Kid” McDonnen (De Niro) e Henry “Razor” Sharp (Stallone), pugili in pensione ed eterni rivali, costretti a risalire sul ring per un match decisivo, passa qui in secondo piano. La curiosità, semmai, sta nel veder condividere le inquadrature, prima ancora che il ring, ai due attori che in passato hanno impersonato i campioni cinematografici del genere, ovvero Rocky e Jake LaMotta (De Niro in Toro scatenato). La sceneggiatura di Tim Kelleher, Rodney Rothman e Doug Ellin non si lascia sfuggire l’occasione e ammica costantemente, in maniera ironica, ai due film. Il giochino però è prevedibile, e alla fine “divora” tutto Il grande match.

La chiave nostalgica è quella principale, insomma. The Kid e Razor sbeffeggiano esplicitamente la modernità, ne sono tagliati fuori. Se tornano in auge, è perché finiscono con il fare a cazzotti nella sede di una casa produttrice di videogame, in cui erano stati chiamati entrambi per una session di motion capture. Il video della rissa diventa virale, ed allora eccoli di nuovo sul ring, alle prese con gli acciacchi dell’età e il desiderio di regolare una volta per tutte i conti, sportivi e non. Perché nel mondo di The Kid e Razor i bulli non si combattono a colpi di sarcasmo su Twitter, ma a cazzotti, e comunque non è mai troppo tardi per rimediare ad errori e cercare una redenzione.

Il grande match, dunque, guarda ad una fetta di pubblico sempre più trascurata dalle megaproduzioni odierne, quella dei sessantenni (cui offre in pasto anche l’ancora tonica Kim Basinger). Lo fa buttandola sul gusto classico, sull’intrattenimento e il disimpegno, con l’ironia che assume un retrogusto amaro. Decisamente poco: le epopee di Rocky e LaMotta meritavano qualcosina di più.

SOSTIENI LA BOTTEGA

La Bottega di Hamlin è un magazine online libero e la cui fruizione è completamente gratuita. Tuttavia se vuoi dimostrare il tuo apprezzamento, incoraggiare la redazione e aiutarla con i costi di gestione (spese per l'hosting e lo sviluppo del sito, acquisto dei libri da recensire ecc.), puoi fare una donazione, anche micro. Grazie