La verità sulla morte di Christopher McCandless

Jon Krakauer non è mai stato del tutto convinto circa le cause della morte di Christopher McCandless, il protagonista del suo Nelle terre selvagge, da cui Sean Penn ha tratto Into the wild.

Christopher McCandless venne ritrovato morto nel settembre 1992, all’interno di un vecchio bus. Mesi prima, dopo la laurea, aveva deciso di abbandonare tutto e di viaggiare, senza denaro, vivendo solo con ciò che la natura aveva da offrirgli. Secondo gli esami condotti sul suo cadavere (che al momento del ritrovamento pesava all’incirca trenta chili), McCandless risultava essere morto d’inedia.

Al contrario, Krakauer, basandosi su alcuni appunti lasciati dallo stesso McCandless, era convinto che il ragazzo fosse morto per avvelenamento, causato da dei semi di patata selvatica. La sua tesi trovò conferma nella lettura di un saggio di Ronald Hamilton, che trattava di alcune morti, avvenute in un campo di concentramento ucraino, durante la Seconda guerra mondiale, per avvelenamento da semi di pisello selvatico, contenenti delle sostanze tossiche simili a quelle nei semi di patata selvatica.

Nel 2010, Krakauer fece analizzare i semi che McCandless aveva mangiato da un laboratorio nel Michigan, che confermò l’alta tossicità dell’alimento. Lo scrittore, quindi, ebbe conferma che Chris, grazie alle indicazioni di un manuale di botanica in suo possesso, aveva evitato di mangiare i semi di pisello selvatico, indicati come tossici, ma non aveva evitato quelli di patata selvatica (come accertato da una sua annotazione, in cui affermava di aver mangiato i semi e di sentirsi molto debole). Krakauer è arrivato a sostenere che, se non avesse mangiato quei semi, forse McCandless sarebbe ancora vivo, e oggi avrebbe 41 anni.