La Monsters University è l’università giusta da frequentare per diventare spaventatori di professione. In pratica, per Mike, il posto della vita. Piccolo mostriciattolo verde con un solo occhio, è dalle elementari che sogna di iscriversi alla Facoltà di Spavento: nel corso di una gita, aveva potuto osservare un professionista del brivido in azione, e ne era rimasto incantato. Raggiunti i 18 anni, Mike decide di concretizzare il proprio sogno. Senonchè il giovane mostro non sembra portato per il mestiere; alla diffidenza generale, si aggiunge anche la rivalità con Sulley, assai meno disciplinato di Mike ma dotato di un talento naturale (è figlio d’arte).
I due assieme fanno scintille: vengono cacciati dal corso, e si trovano a partecipare assieme alle Spaventiadi, desiderosi di essere riammessi alle lezioni. Da lì, ne faranno di strada: diventeranno amici, e stupiranno tutti con la loro abilità maggiore, quella di far squadra assieme.
Il rischio, per Monsters University, era quello di far rimpiangere il predecessore, Monsters & co., grande successo di pubblico nel 2001 (562 milioni di dollari in tutto il mondo) e soprattutto tra i capisaldi della produzione cinematografica targata Pixar. In questo secondo capitolo (in realtà un prequel), Dan Scanlon (uno degli artefici di Cars) non fa rimpiangere la regia di Pete Docter (Up), e la sceneggiatura di Daniel Gerson, Robert L. Baird e dello stesso Scanlon è un meccanismo brillante, divertente, carico di sorprese. Rispetto al predecessore, il racconto è più improntato al college movie e meno alla riflessione sul tema dell’incontro con l’altro (il Mostro). Tuttavia, pur sempre di apologo si tratta: Monsters University celebra l’amicizia, la tenacia nell’inseguire i propri sogni e, insieme, di accettare se stessi per quello che si è. Non a caso, stavolta è Mike il vero protagonista: versione mostruosa del nerd, l’aspirante spaventatore cerca testardamente di trionfare sui propri limiti, trovando, attraverso le ingegnose prove delle Spaventiadi – e, più in generale, della vita -, il vero se stesso.
Come sempre, però, la Pixar non ha pensato solo ai piccoli. La pellicola di Scanlon è infatti anche una più adulta (ma sempre divertente) riflessione sui meccanismi della paura al cinema, scomposti ironicamente (ad esempio, nel caso del primo spavento creato assieme da Mike e Sully). I riferimenti al buddy movie e al fantasy aggiungono poi ulteriori ingredienti al mix, che si mantiene sempre equilibrato e – neanche a dirlo – tecnicamente impeccabile.
Monsters University, insomma, infrange la regola per cui un sequel è necessariamente una mera operazione commerciale, peraltro artisticamente deludente. Magari non ha l’effetto sorpresa del predecessore, ma il film di Scanlon ha tutte le carte per porsi tra le cose migliori di questa stagione cinematografica.
