Marlene Kuntz – Nella tua luce

I Marlene Kuntz e il rock adulto. Quello di Nella tua luce, che mette da parte definitivamente gli spigoli e si assesta su una forma canzone elettrica in pace con il mondo. Quello che affastella parole sublimi con tono sensuale, ci costruisce intorno trame dai sentori “post”, in realtà fedelmente “made in Italy”. Non è un peccato assoluto, questo rock, ma neppure una rivoluzione o un’evoluzione.

Nella tua luce ci è stato presentato su Deezer prima che in formato fisico, infiocchettato di commenti dello stesso Godano, il quale, meno schivo che in passato, ha addirittura promosso con tanto di post sui social la sua ultima creatura. Di cui, presumibilmente, saranno orgogliosi anche Riccardo Tesio e Luca Bergio, insieme con il frontman dal 1990. Dunque è la stessa squadra di Catartica, Il vile e Ho ucciso paranoia che ha assemblato queste undici tracce, la stessa che nel 2012 ha partecipato al Festival di Sanremo, scatenando le ire dei puristi della prima ora. Coerentemente, Nella tua luce è un crocevia di tensioni passate e presenti, un riassunto della carriera della band fatto con la perizia di consumati artigiani.

Stanchi di scatti d’ira ed evoluzioni al calor bianco, i Marlene Kuntz affinano la penna e puntano sul sicuro. La title-track, posta in apertura in modo quasi programmatico, è tutta una “primizia”, “Clizia”, “virtù”, “miraggio”, un concentrato (più spirituale che carnale) di omaggi ad una figura femminile, novella Beatrice dantesca (infatti puntualmente citata). La donna è da sempre uno dei punti fermi della scrittura di Godano, e il culto della bellezza si lega indissolubilmente alla poesia (lo «scegliere le parole con amore» che è il tema della più virulenta Seduzione). Non manca, però, l’attualità: in Adele si parla di stalking e femminicidio, prediligendo la compostezza della ballata all’irruenza del noise.

In Catastrofe, protagonista è un clochard, o meglio una deriva lenta verso i margini della vita. La traiettoria è in crescendo, con una batteria marziale che spezza la monotonia di un arpeggio folkie e lancia l’assalto. Stesso copione per La tua giornata magnifica, ma con meno fatalismo e un piglio più deciso. Nel novero delle più vivaci anche Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde), con un basso groovy, e Giacomo Eremita (incentrata su un vanitoso). I fremiti nevrotici del passato, però, sono ormai perduti. Anche quando aumentano i giri, i Marlene stanno attenti a stare sempre belli comodi. Così, alla fine è proprio il primo singolo, Solstizio, il brano più rappresentativo: il tono estatico non scaccia le ombre ma almeno trova una serena compostezza che, nell’aprirsi al contatto con il mondo (forse il vero tema del disco), chiude le porte definitivamente agli eccessi della gioventù. E anche al divertimento.

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