Ron Howard – Frost/Nixon. Il duello

Il caso Nixon (Watergate, se preferite) è emblematico della funzione sociale del giornalismo: indagare e denunciare le storture del potere. Non solo del giornalismo su carta stampata, però. Perché se è vero che la rete di sorveglianza illegale messa in campo dal Presidente USA nei confronti dei suoi avversari politici fu scoperta e denunciata da Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post, anche la tanto vituperata televisione dette un contributo fondamentale nel gettare una luce sul caso. Nel 1977, l’anchorman inglese David Frost strappò all’ex Presidente (si era dimesso tre anni prima) una serie di faccia a faccia diventati poi celebri, e di cui Ron Howard ricostruisce abilmente il dietro le quinte in questo film del 2008.

Il punto di partenza è una pièce teatrale di Peter Morgan, autore anche della sceneggiatura. Frost/Nixon – Il duello racconta le tappe che portarono Frost (l’ottimo Michael Sheen), arrogante e donnaiolo giornalista televisivo, sino a quel momento più legato al mondo dell’intrattenimento, al cospetto di un Nixon che Fred Langella pennella come un uomo dal carisma subdolo ma al tempo stesso fragile. Per Frost, l’obiettivo non è tanto trovare la verità, quanto piuttosto realizzare lo scoop della vita (per il quale si è indebitato personalmente). Dal canto suo, l’ex Presidente non vede l’ora di salire sul ring: non vuole guanti bianchi, ma una singolar tenzone a tutti gli effetti, convinto di poter tranquillamente parare i colpi dell’avversario con la ragion di Stato e l’abilità dialettica.

E in effetti, le prime ore delle 28 complessive di girato (poi editate in cinque puntate da 90 minuti ciascuna) sembrano confermare la superiorità di Nixon, abile a sviare il discorso dalle sue responsabilità sul Watergate. Mano a mano che l’incontro procede, però, Frost riesce a fiaccare le difese avversarie, e in un crescendo drammatico riesce a far ammettere all’ex Presidente le proprie colpe.

La pellicola di Howard è un meccanismo perfetto: mostra gli eserciti (i rispettivi staff) contrattare e schierarsi, racconta lo scontro tra i due campioni, rende alla perfezione il dramma emotivo di un Dio (Nixon) improvvisamente inchiodato alle sue responsabilità dal buffone di corte (Frost). È il sale della democrazia, questo (in Italia non ci siamo troppo abituati). Non solo: Frost/Nixon è anche una riflessione sul potere televisivo, su come la rapidità e la forza penetrante del mezzo abbiano decretato la fine della dialettica più paludata, spingendo la politica ad adeguarsi. Nonostante la matrice teatrale, il film di Howard si mantiene brioso, non scade mai nella noia. I dialoghi sono frizzanti, le interpetazioni notevoli: i due protagonisti, certo, ma anche il resto del cast, in particolare Sam Rockwell e Oliver Platt, nei panni dello staff di Frost, e Kevin Bacon, sodale di Nixon fedele fino alla fine.

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