Neko Case – The worse things get, the harder I fight, the harder I fight, the more I love you

Non devono essere stati facili gli ultimi tre anni, per Neko Case. A contrassegnarli, il dolore del lutto, della perdita (la nonna, i genitori tossicomani), che ha rischiato di farla deragliare sul serio. Depressione. «Ho dovuto guardarmi dentro più di quanto non volessi – ha spiegato la Case -. Mi ha fatto riflettere, e spesso mi sentivo come se i confini con la pazzia si stessero confondendo». Del resto, è la stessa songwriter di Alexandria, Virginia, ad ammetterlo: il dolore l’accompagna da tutta una vita, ed è quando ha smesso di combatterlo che le cose hanno iniziato a girare per il verso giusto. Ecco da dove viene fuori The worse things get, the harder I fight, the harder I fight, the more I love you: un disco più che in passato immediato, urgente, carico di pathos. Ma anche intelligente e ricco di spunti, come il predecessore, Middle cyclone (2009), l’album che le diede la meritata visibilità dopo dieci anni di carriera (top 3 nella Billboard USA).

Stavolta, però, non ci sono cicloni e rane al centro dell’obiettivo, ma direttamente l’amore, la morte, la crescita. Il tutto incastonato in uno spettro sonoro che va dal folk al power pop al soul. Anche quando i volumi sono bassi e prevalgono intarsi e timbri acustici (vedi Wild creatures, I’m from nowhere o la splendida Calling cards), il tono non è mai lamentoso o autoindulgente. Sebbene abbiano funzionato probabilmente da cerotti, queste tracce mostrano una vitalità anche nella loro malinconia. Soprattutto, sono percorse da una sincerità che funge da collante anche tra momenti diversi – vedi il country intinto nel soul di Night still comes («My brain makes drungs to keep me slow», è l’incipit), o la grintosa Man e Where did I leave that fire, che stilla lenta tra droni di violoncello, pianoforti classicheggianti e chitarre distorte.

A cappella, Nearly midnight, Honolulu restituisce in maniera più pura l’anima black della Case, mentre l’ariosa Ragtime onora l’unica cosa che Neko riuscisse ad ascoltare nei giorni peggiori, il ragtime jazz. Altro omaggio è Afraid, cover di Nico. «You are beautiful and you are alone» è il verso cruciale, ma non è vero: The worse things get è un disco registrato con tanti ospiti (tra questi, M. Ward, Howie Gelb, componenti di Calexico, My Morning Jacket, e i vecchi amici New Pornographers). Soprattutto, è un album in grado di connettere realmente la Case con se stessa e, per riflesso, con chi l’ascolta. E quando la scintilla che scatena l’alchimia è la buona musica, soli non lo si è mai davvero.

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