Ben Fountain – È il tuo giorno, Billy Lynn!

L’America deve essere davvero a corto di satira se ha accolto con entusiasmo l’ultimo libro di Ben Fountain.

Finalista al National Book Award, vincitore del National Book Critics Circle Award e del Los Angeles Times Book Prize, È il tuo giorno, Billy Lynn! ha più riconoscimenti e stelline della squadra Bravo di cui narra le gesta: un manipolo di soldati sprovveduti che diventano eroi per un giorno, parte di una consapevole propaganda militare. Quelli della Bravo, però, del successo se ne fregano, perché sono dei ragazzoni americani che bevono birra e fanno centomila flessioni al giorno, hanno nomi tipo Mango, Shrooms, A-bort e una fragile psiche definitivamente distrutta dalla guerra. Non hanno nemmeno le doti culturali per goderselo, il successo. E così il momento della celebrazione e dell’orgoglio nazionale diventa un freak show in cui i soldati fanno la parte dei fenomeni da baraccone. Ma il giorno dopo l’incanto finisce, e bisogna tornare al fronte.

Il fatto è che Ben Fountain, in questo racconto breve spalmato su trecentovantotto pagine di romanzo, non solo porta avanti una storia pomposa e scontata, senza colpi di scena e senza una sola traccia di ironia, ma la riempie di snervanti onomatopee, come se lo avesse fatto apposta a sfidare l’intelletto degli americani, vincendo la scommessa su tutti i fronti. Come se, a un tratto, svegliandosi una mattina con il post-sbronza del suo bachelor in legge, Ben si fosse trovato nella cassetta della posta quella misteriosa formula alchemico-magica che consente a uno scrittore di pubblicare un libro di successo. Ma se piace agli americani, va bene.

Però, visto che ci siamo già presi la loro lingua, le loro canzoni, i loro drink e la loro stupida guerra, dobbiamo avere almeno la decenza e l’orgoglio di rifiutare la loro satira da quattro soldi, questa autocritica ridicola che Minimum Fax ci vende a 17 euro in formato brossura, ricopiando pure lo stile della copertina originale. È un modo rassicurante per dirsi ok, abbiamo sbagliato tutto: la guerra fa schifo e noi siamo solo pedine in mano a ricchi signori del petrolio e delle armi. Fa piacere a tutti, perché è un’ammissione di colpa infantile e irrisolta. Dipingere i militari come stupidi “Mastro Lindo” con i pugni serrati uno sulla birra e l’altro sul fucile e descrivere una società burattinaio che li fa muovere come meglio crede: troppo facile. Poteva un bambino obeso con le mani che gli puzzano di McDonald elaborare in modo più infantile gli ultimi dieci anni di guerra al Medio Oriente? No. Ci è riuscito bene Ben Fountain.

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