Is Tropical – I’m leaving

Tra epica indie e dancefloor, tra capriccio melodico e voglia di sperimentare (e crescere): gli Is Tropical stanno nel mezzo, un po’ indecisi. La loro è una confusione discreta, carica cioè di spunti anche interessanti ma alla fine innocuamente decorativi. I’m leaving, secondo lavoro del trio inglese, rispetto al precedente Native to (2011) scopre le chitarre, la psichedelia e il brit-rock, ma un po’ il colpo rimane in canna. Esempio perfetto, Dancing anymore: duetto del cantante Gary Barber con la sua attuale fidanzata, è un esempio di ruffianeria riuscito a metà. Funziona nei primi secondi e finché si mantiene ad altezza strofa: quando poi arriva il refrain o la coda, o poco poco il sound s’ingrossa, subentra l’impressione di un esercizio un po’ vacuo, sterile.

Graziosa, comunque, come anche Lover’s cave: gli basta qualche nota giusta di synth per evitare di farsi inglobare in una melma chitarristica (simil shoegaze) un po’ prevedibile. L’anima del trio è inconfessabilmente brit (vedy Cry, che punta in direzione Libertines), a tratti decisamente nostalgica (Toulouse). Meglio in questi momenti, comunque, che in Leave the party, Sun sun e All night, tre motivetti elettronici i quali, all’infuori di qualche ricamo ben studiato (negli ultimi due c’è anche Ellie Fletcher dei Crystal Fighters), offrono davvero poco.

Video, dal canto suo, azzecca l’atmosfera, seppur sfruttando un vecchio trucco (il contrasto tra malinconia e beat danzereccio). Tutta la scaletta, comunque, va vista in preparazione di Yellow teeth, della bella durata di sette minuti: il pezzo è imperniato su un crescendo sorretto da un tam tam tribale, con la chitarra che stavolta azzarda persino un assolo, i soliti minimalismi tastieristici e ancora Ellie Fletcher a tenere compagnia a Baber. Nelle intenzioni, vorrebbe essere un anthem perfetto tanto per i cori da stadio quanto per gli “sweaty raves”, i “rave sudaticci” (dalle note stampa), in realtà è un esercizio forzato, poco convinto, incerto se lasciarsi andare del tutto o cercare riparo in forme più consolidate.

Gli Is Tropical, insomma, ci provano un po’ (poco), e un po’ (tanto) non riescono ad abbandonare i cliché: il risultato è che si stanno trasformando loro stessi in uno stereotipo, quello della band che cerca fusioni stilistiche improbabili non tanto perché fuori dalla propria portata compositiva, ma perché estranee alla propria natura. Barber e soci sono quelli di Dancing anymore: pretendere di più sarebbe inutile, prima che ingiusto.

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