Clint Eastwood – Million dollar baby

“Mo cuishle”, ovvero “mio sangue”, “mio tesoro”: è un’espressione gaelica, semplice, ma che racchiude il senso profondo, quasi spirituale, di Million dollar baby, il capolavoro del Clint Eastwood regista. “Mo cuishle” è infatti il soprannome che l’ex pugile Frankie Dunn (Eastwood) affibbia a Maggie Fitzgerald (Hilary Swank), testardissima ragazza di provincia che ogni sera, nella sua palestra, sfoga il naufragio dei suoi sogni prendendo a pugni un saccone. Perché il gaelico? Perché è il bizzarro hobby di Frankie, perché in un mondo spietato, a volte crudele, come quello della boxe, è necessario mantenere l’etica coltivando l’anima oltre ai muscoli. Perché Frankie è un duro, e non direbbe mai “ti voglio bene”, tantomeno ad una ragazza che gli ricorda così tanto quella figlia che, per sue colpe passate, gli rimanda sistematicamente indietro tutte le lettere che le spedisce.

Con Million dollar baby, la grandezza di Eastwood diventa leggenda, classico. Il suo occhio si è formato sui Ford, gli Hawks, i Walsh, ha mandato a memoria la lezione dei maestri, dunque più di altri Clint ha la capacità di trasformare una storia di ordinario dolore, solitudine e sconfitta, in un’epopea tragica ammantata di universalità. Il suo Frankie è l’equivalente dei tanti “stranieri senza nome” che ha interpretato nei western: ha il volto piagato da vecchi rimorsi, un’etica tutta sua e soprattutto un’insospettabile bontà. Che lo porterà, alla fine, a compiere un gesto che ne spezzerà le residue resistenze, segnandolo per sempre: darà la morte a Maggie, rimasta paralizzata dal collo in giù a causa del colpo subito in un incontro.

Eutanasia: parola difficile da pronunciare per un repubblicano come Clint. Eppure, complice la sceneggiatura esemplare di Paul Haggis (che incrocia due racconti di F.X. Toole, Million dollar baby appunto e Acqua ghiacciata), il suo film prende di petto la questione, senza moralismi o facili soluzioni. Frankie, del resto, va in chiesa tutte le domeniche: non crede, tempesta di domande il prete, sembra stia cercando qualcosa, ma la vecchia scorza lo porta ad essere istintivamente cinico, blasfemo. La sua casa è la palestra, la sua famiglia Maggie (che una famiglia ce l’ha, ma se ne frega, e cerca di strapparle la delega per la gestione del suo patrimonio) e “Scrap” (Morgan Freeman), ex pugile di cui un tempo era allenatore, un altro abituato al sapore del tappeto. L’incidente a Maggie infrangerà definitivamente il trittico, con Frankie che mollerà tutto e comincerà a vagare nelle tavole calde a mezzanotte, lungo le immense highway deserte.

Million dollar baby, dicevamo, è il capolavoro di Eastwood, ma anche dell’Eastwood attore, che la splendida fotografia di Tom Stern immortala sullo sfondo di un’America di provincia in cui il k.o. è la regola e rialzarsi e tirare pugni alle volte neppure basta.

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