Chiara Gamberale – Quattro etti d’amore, grazie

Erica e Tea sono due donne molto diverse: la prima è una moglie e madre devota, mentre la seconda è un’attrice in una famosa serie tv. In Quattro etti d’amore, grazie, la scrittrice Chiara Gamberale imbastisce una storia che si sviluppa nientemeno che fra i banchi di un supermercato. Ogni capitolo, infatti, racconta una piccola porzione di vita delle due protagoniste e si apre con una lista della spesa: la lista di Erica è ricca, variegata e tiene conto delle esigenze di una famiglia con due bambini piccoli, Viola e Gu; invece, Tea si limita a comprare poche cose, qualche vasetto di yogurt, cibi biologici, alcolici.

Erica è sposata con Michele. Entrambi lavorano in banca, hanno una vita sicura e tranquilla, con due splendidi figli. Eppure, Erica non può fare a meno di osservare Tea al supermercato, o meglio, di osservare il suo carrello, chiedendosi come può essere la vita di una persona con una spesa di quel tipo. Si ritrova a pensare che, in fondo, la vita di Tea è bellissima, poiché libera, leggera. Invece, l’unico momento di svago per Erica consiste nella chat di Facebook, quando può comunicare con i suoi ex compagni di classe del liceo, tutti iscritti a un gruppo sul social network. In particolare, Erica inizia una lunga conversazione con Davide Morelli, un suo vecchio compagno, senza smettere di pensare al primo, grande amore della sua vita, Fulvio, l’unico che lei abbia amato prima di suo marito. Da parte sua, Tea, ha davvero una vita molto particolare: sposata con Riccardo, intreccia una relazione con Anthony e ha un amico omosessuale che disapprova il suo matrimonio. Lei stessa è strana, prigioniera di una vitalità alquanto ambigua, quasi autodistruttiva: pensa che Erica – che Tea soprannomina “signora Cunningham”, perché non ne conosce il nome, ma tanto le ricorda il personaggio di Happy Days, conduce davvero un’esistenza meravigliosa, piena d’affetto e calore. In un momento di disperazione, l’unico desiderio di Tea è quello di vedere arrivare la signora Cunningham col suo carrello, e chiederle quattro etti d’amore, con i quali colmare il vuoto della sua vita.

Quattro etti d’amore, grazie riflette sul fatto che, forse, è vero che la vita è, il più delle volte, dolore, prove da superare, tempeste da affrontare con determinazione e che solo l’amore ci può, in parte, guarire: nessuna esistenza è in sé perfetta, ma nasconde rabbie e frustrazioni per ciò che non si ha e si vorrebbe avere. Ma se è vero che l’erba del vicino è sempre più verde e la vita è dolore, l’amore, citando Cesare Pavese, è un anestetico, il quale non può certo placare il male, ma almeno tentare di lenirlo.

 

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