Lello Gurrado

Lello Gurrado, Bookgenerator e un ragazzo di nome Fulmine

Questa settimana, inauguriamo un nuovo spazio su La Bottega di Hamlin, destinato a dar voce in prima persona ai protagonisti della narrativa italiana. Cominciamo con Lello Gurrado. Nato a Bari e con un lungo passato di giornalista, Gurrado è via via scivolato verso la produzione di fiction. Il suo ultimo romanzo pubblicato è Invertendo l’ordine dei fattori (2011), edito da Marcos y Marcos, ma proprio con l’editore milanese ha in serbo una novità per i suoi lettori, un nuovo libro, di cui ha ragionato con un gruppo di studenti del Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza nell’ambito di Bookgenerator, il laboratorio editoriale organizzato sempre da Marcos y Marcos con lo scopo di illustrare i vari passaggi della nascita di un libro, dall’editing, alla creazione della copertina all’organizzazione di un evento.

“Un’iniziativa bella e dannata – secondo Gurrado -. Bella perché mette faccia a faccia il romanziere con un gruppo di liceali; dannata, perché non dà scampo al romanziere stesso, che deve raccontare, spiegare, rispondere alle osservazioni, alle critiche e alle semplici domande dei ragazzi”. Gurrado si è prestato con simpatia e attenzione, ed ecco cosa ne è venuto fuori:

Il fatto che il ragazzo protagonista del romanzo si chiami Fulmine li ha lasciati assolutamente indifferenti. Come se si trattasse di un nome molto comune. “Calza a meraviglia” ha detto uno dei liceali che partecipano a Bookgenerator, “Io proprio me lo vedo, Fulmine. L’ho qui davanti agli occhi, con quel suo sguardo fiero, quella sua aria spavalda…”. Ha mimato addirittura l’ipotetica postura di Fulmine e i suoi compagni hanno riso. E ho riso anch’io, sollevato da un peso.

Bookgenerator è un’iniziativa bella e dannata. Bella perché mette faccia a faccia il romanziere con un gruppo di liceali; dannata, perché non dà scampo al romanziere stesso, che deve raccontare, spiegare, rispondere alle osservazioni, alle critiche e alle semplici domande dei ragazzi.

L’idea è del mio editore, Marcos y Marcos, e stavolta è toccata a me. Quando ho terminato la prima stesura del mio nuovo libro, che parla appunto di un ragazzo chiamato Fulmine, prima di pubblicarlo ha pensato bene di farmi fare un passaggio sotto le forche caudine. Ovvero, ha distribuito a un gruppo di ragazzi del liceo Melchiorre Gioia di Piacenza le fotocopie del mio dattiloscritto e dopo quindici giorni mi ha invitato a presentarmi a scuola per parlarne con loro.

Niente di più stimolante, certo, e infatti ho aderito con entusiasmo, ma anche niente di più temerario. Perché i ragazzi, si sa, sono schietti e sfacciati, non ancora contaminati dalla prudenza adulta della diplomazia.

Abbiamo parlato di Fulmine per circa tre ore. I ragazzi del classico, quelli del linguistico, l’editore-editor della Marcos y Marcos, Claudia Tarolo, e io. Un dibattito vivace, intelligente e soprattutto propositivo.

Il romanzo racconta di un ragazzo del Sud che lascia il suo desolato paese per andare a cercare fortuna al Nord. Il tema non è inedito, storie così sono state già raccontate, in letteratura, al cinema e anche nelle canzonette, ma Fulmine ha qualcosa di diverso, un qualcosa che in questa fase non svelerò, ma che ha favorevolmente colpito i ragazzi di Bookgenerator che a un certo punto mi hanno dato la meravigliosa impressione di avere, in un certo senso, “adottato” Fulmine. Ne parlavano come se fosse un personaggio vero, realmente esistito, uno di loro.

Fulmine è forte e coraggioso, ma è anche giovane e impulsivo e non sempre fa la cosa giusta. I ragazzi l’hanno compreso, ma è stato bello constatare come si siano sempre sforzati di giustificarlo. “L’avrei fatto anch’io” a un certo punto ha detto uno di loro nel vivo di una discussione riguardo a un atto di violenza.

Non sono mancate le critiche al romanzo, ovviamente, altrimenti che forche caudine sarebbero? Ed è singolare che quella più largamente condivisa sia stata l’accusa relativa al rapporto tra Fulmine e sua madre.

“Perché, dopo aver lasciato il suo paese, non le fa più neanche una telefonata, non le rivolge mai un pensiero?” mi ha chiesto una studentessa, subito sostenuta da tutti gli altri.

Ho provato a dire che Fulmine aveva altro per la testa – l’amore, il lavoro, la diffidenza della gente del Nord nei suoi confronti – ma sono state, le mie, soltanto arrampicate sui vetri. Avevano ragione loro e difatti nella seconda stesura rimedierò alla lacuna. L’ho promesso.

È questo lo spirito di Bookgenerator. Una collaborazione sincera, leale e, ripeto, costruttiva.

Per esempio il titolo. Io, sin da quando, mi è venuta l’ispirazione del romanzo ho pensato che il libro dovesse intitolarsi semplicemente Fulmine. Adesso invece, dopo averne parlato con i ragazzi del Melchiorre Gioia di Piacenza, sono sorti i primi dubbi.

“Se vedo in libreria un romanzo intitolato Fulmine, di cui non so niente, la prima cosa che penso è che si tratti di un cavallo” ha detto candidamente una ragazza. Sembrava una battuta e invece era un’osservazione tremendamente seria, anche questa subito fatta propria anche da altri.

“Allora secondo voi la parola Fulmine non va messa nel titolo?” ho chiesto.

“Sì, sì, ci vuole, ma cerchiamo di spiegarlo”.

“Facciamo capire che è un ragazzo”.

“Intitoliamolo Un ragazzo di nome Fulmine“.

Ne abbiamo parlato a lungo, dicendo cose serie e altre spiritose, come la proposta di intitolare il libro A ciel sereno, “così si intuisce che parliamo di un Fulmine”, ed è stato bello sentire i ragazzi del liceo che parlavano in prima persona plurale: cerchiamo, facciamo, intitoliamo, parliamo… Perché sentivano il libro un po’ loro.

È questa la magia di Bookgenerator. Un’esperienza bella e dannata che sarebbe bello estendere anche ad altri mondi diversi da quelli della narrativa.

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