Scoprire come si è evoluta una grande personalità e cosa ha contribuito alla sua formazione ha un fascino tutto particolare, che viene amplificato nel momento in cui la storia viene narrata direttamente dal suo protagonista.
Memorie d’una ragazza perbene si apre come la più puntuale delle autobiografie: «Sono nata il 9 gennaio 1908, alle quattro del mattino, in una stanza dai mobili laccati in bianco che dava sul boulevard Raspail». Simone de Beauvoir ha cinquant’anni ed è già un’intellettuale famosa in tutto il mondo quando pubblica questo libro, raccontando i suoi primi vent’anni, durante i quali si delinea, lentamente ma intensamente, lo spirito che avrebbe poi animato e definito la sua maturità.
Piuttosto ribelle nella prima infanzia, si costruisce presto il personaggio della «brava bambina», cercando di rimanere in bilico tra la libertà ispirata dalla vita intellettuale, incarnata da un padre individualista e dalla morale profana, e il rigore della vita spirituale, cui una madre severa ed austera l’aveva educata. La compagnia di una sorella più piccola, la necessità di una vicinanza sempre maggiore a Dio, l’amore per la lettura ed una spiccata curiosità riempiono la vita di Simone e ne rafforzano l’animo. Con lo scorrere delle pagine procedono anche gli anni, e le illusioni dell’infanzia cedono il posto alle inquietudini ed alle incertezze dell’adolescenza. La de Beauvoir racconta senza pausa e con grande spirito critico dell’amicizia profonda e totalizzante per Zazà, la sua prima e vera amica; della definitiva rottura con Dio e la religione e la conseguente consacrazione ai lavori intellettuali; dell’amore tormentato per il cugino Jacques che l’accompagnerà fino agli anni dell’università.
L’ultima parte del libro è probabilmente la più appassionante. Simone contro ogni convenzione non pensa al matrimonio, continua a dedicarsi allo studio iscrivendosi alla Sorbona. Qui entra in contatto con il fermento culturale e anticonformista del mondo degli intellettuali francesi. Conosce e studia con Merleau-Ponty, Raymond Aron, Simone Weil, Paul Nizan e ovviamente Sartre. Nel filosofo la donna troverà il compagno perfetto, quasi un alter-ego grazie al quale rimettere in discussione una certa superbia e con cui poter condividere pensieri e passioni senza dover scendere a patti con la propria femminilità.
La libertà intellettuale e l’intensa cultura da lei conquistate sono diventate un esempio contro le discriminazioni e il femminismo più arido. La de Beauvoir credeva fortemente nella possibilità per le donne di raggiungere gli stessi risultati degli uomini e nell’importanza di un loro ruolo sociale al di là del matrimonio. Ed è stata capace di testimoniarlo, fin dall’inizio, con la sua vita.




