Sandro Veronesi – Caos calmo

Pietro Paladini è un uomo di 43 anni, dirigente di un importante network televisivo, padre di Claudia, una bambina di 10 anni. Un pomeriggio di fine estate, dopo aver passato la giornata in spiaggia, si getta in mare per salvare una donna trascinata al largo della corrente, salvandola. Al ritorno a casa però trova la donna che avrebbe dovuto sposare da lì a dieci giorni, Lara, stesa al suolo colpita da un aneurisma, morta.

Ci si aspetterebbe, a questo punto, lo stravolgimento dell’esistenza di Pietro dopo la morte della donna che amava, invece sia lui che la figlia rimangono sostanzialmente tranquilli. In attesa del dolore che sembra non arrivare, Pietro comincia a passare le giornate davanti alla scuola di Claudia, accompagnandola al mattino e aspettando che esca nel pomeriggio. Nei giardinetti davanti alla scuola continua la sua vita, lavorando dall’automobile, mentre l’azienda di cui è dirigente sta per venire smantellata a seguito di una fusione con un altro network, e incontrando varie persone che arrivano a fargli visita per parlare con lui dei loro problemi.

I personaggi di Caos calmo mettono in scena una borghesia moderna e capricciosa, tesa a distinguersi e alla ricerca di figure consolatrici su cui riversare le proprie angosce – psicologi, maghi. Hanno tutti bisogno di comunicare, e per comunicare scelgono Pietro, quello che più soffre, quello che può capirli, con cui è possibile essere sinceri. La narrazione di Sandro Veronesi è in gran parte interiore, lenta, ma i momenti di alleggerimento, soprattutto nel rapporto padre-figlia, riescono a far sorridere anche quando il contesto resta drammatico. Usando la tecnica del flusso di coscienza, con una scrittura accattivante, di una precisione chirugica (e ce ne vuole di precisione per definire il traffico di Roma “laocoontico” o un fratello “ululante”), Veronesi esplora il suo personaggio, il suo rapporto con gli altri e, soprattutto, con la vera grande assente del romanzo: Lara, la donna che torna a far visita a Pietro sotto forma di canzone, di sogno, di ricordo.

È un romanzo sul dolore, Caos calmo. Sul dolore e sulle forme che assume: può essere la perdita di un privilegio, come per Jean-Claude, superiore di Pietro, che si vede sfilare il suo aereo privato; altre volte ha a che fare con il proprio lavoro, come per Enoch; altre volte ancora può essere il modo in cui ci si distacca dalla vita, e si inizia ad osservarla dall’esterno, come per Pietro, che aspetta, senza sentirlo, il suo devastante dolore nella ferma convinzione della sua inevitabilità.

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