Arriva in libreria in questi giorni per Einaudi l’autobiografia di Philip Roth, Fatti. Pubblicata in origine nel 1988 (in Italia la prima volta l’anno dopo, per Leonardo), l’opera fu scritta a seguito di una crisi emotiva ed esistenziale che ha condotto l’autore a un ripensamento tanto della sua letteratura, quanto della sua vita. Roth si concentra su cinque snodi del suo percorso esistenziale: l’infanzia protetta e circondata dall’affetto dei genitori negli anni Trenta e Quaranta, l’educazione alla vita americana durante gli anni universitari, il tormentato rapporto con la persona piú arrabbiata del mondo («la ragazza dei miei sogni»), lo scontro con l’establishment ebraico seguito alla pubblicazione di Goodbye, Columbus, fino alla scoperta, negli scatenati anni Sessanta, del lato piú folle del suo talento che lo porterà a quel capolavoro che è Il lamento di Portnoy.
Fatti – Autobiografia di un romanziere esce nella collana «Supercoralli», con la traduzione di Vincenzo Mantovani. Qualche mese fa, Roth ha annunciato il suo ritiro dal mondo della letteratura.
