Il passato ha colori caldi e vivaci, un guizzo d’imprevedibilità, un pizzico d’incoscienza, allegria. Il presente è freddo e blu, livido, rabbioso, pieno di rimpianti e potenzialità sprecate. Cindy e Dean si sono amati, ora l’amore è finito. Nata con un colpo di fulmine, la loro storia sta per chiudersi in modo altrettanto plateale: stanca del marito, asfissiata da un rapporto che si trascina ormai morente, Cindy è decisa a chiedere il divorzio, malgrado di mezzo ci sia una bambina, Frankie. Del resto, che senso avrebbe farla crescere in una famiglia in cui «i genitori non si rispettano l’un l’altro»?
Blue valentine, dunque, è l’odissea di una coppia in crisi, colta in quel buco nero tra il passato ricco di promesse e un futuro in frantumi. Derek Cianfrance incastra piani temporali, fa un ampio uso di camera a mano e raccordi con voce fuoricampo. Scivola insomma leggero sulle macerie del cuore, con una sceneggiatura (scritta assieme a Joey Curt e Cami Dalavigne) ben architettata ed essenziale, ovviamente tutta incentrata sugli scambi dialogici tra i due protagonisti. E, a proposito: Ryan Gosling e Michelle Williams sono d’una bravura disarmante, riempiono le inquadrature diventandone inevitabilmente il centro focale. Il primo è a suo agio tanto nei panni del giovane affascinante e strafottente che del padre di famiglia, innamorato di moglie e figlia al punto tale da non sentire il sacrificio di un lavoro modesto (imbianchino). La Williams, dal canto suo, è fredda e distaccata nei panni della Cindy odierna, moglie insoddisfatta, madre e lavoratrice (fa l’infermiera) sempre in affanno; viceversa, si fa tenera e leggermente smarrita nella versione adolescenziale – soprattutto quando apprende di essere incinta del suo ex ragazzo.
Lei e Dean scelgono di provarci comunque, ma la routine e il disincanto hanno la meglio: Blue valentine, in questo senso, è una cartolina springsteeniana dall’America profonda, l’epopea sventurata di due anime che cercano di rimettere in sesto un’esistenza destinata inevitabilmente al naufragio. Il pregio di Cianfrance è quello di non appesantire più del dovuto una narrazione già di per sé incline ad un ritmo lento, lasciando che le criticità e i problemi del rapporto tra i due protagonisti vengano fuori con naturalezza, senza bisogno di ricostruzioni troppo dettagliate o artificiose. Persino l’uso sistematico del flashback e le variazioni di toni caldi-freddi della fotografia come strumento visivo del rapporto dialettico passato-presente, riescono a non stufare, a non sembrare meri artifici filmici.
Un’ottima prova, intensa, seguito di un debutto interessante (Brother tied, 1998): Blue valentine arriva in Italia a distanza di tre anni dalla sua uscita negli USA e lascia ben sperare per il prossimo Place beyond the pines, nelle sale dal 4 aprile.
