Nel 2074, il viaggio nel tempo è stato inventato, ma è (illegalmente) adoperato dalle grandi organizzazioni criminali per “mandare indietro” chi gli mette i bastoni tra le ruote e farlo eliminare da killer addestrati, evitando così i rischi connessi con l’occultamento del cadavere. Joe è uno di questi assassini, i “looper”, e vive nel 2044, anno in cui la Delorean è ancora il prodotto della mente di un regista troppo fantasioso. Si guadagna da vivere così da quando è ragazzo (gli omicidi sono pagati in argento, raro nella sua epoca) e sebbene sia bravo nel suo “lavoro”, non sembra particolarmente felice. Non ha una donna (se si eccettua una prostituta che frequenta occasionalmente), si droga e soprattutto reca su di sé ancora le cicatrici dell’abbandono della madre quando era piccolo. Particolare importante, questo, perché il conflitto padri-figli è uno degli snodi cruciali del film di Rian Johnson (Brick), innescato, nello specifico, da un fatto singolare, quella clausola del contratto dei “looper” che li obbliga, dietro ordine, a “chiudere il cerchio”, ovvero eliminare i se stessi dal futuro per cancellare ogni traccia dei crimini commessi.
Quanto tocca a Joe, però, il suo doppio dal 2074 si ribella e scappa, mettendolo nei guai (i fallimenti, tra i “looper”, non sono ammessi). Il vecchio Joe ha una missione: eliminare il “Rainmaker”, un boss del futuro che gli ha ucciso la moglie e che, sconfitti i rivali, sta “chiudendo” tutti i “cerchi”. Comincia così una caccia all’uomo, anzi al bambino, in perfetto stileTerminator: il baricentro della pellicola si sposta dalla fantascienza al thriller sovrannaturale, perché Cid, “Rainmaker” in erba, è un telecinetico potentissimo (un po’ à la Carrie, per restare in tema citazioni). Joe, rfugiatosi nella loro casa in campagna, si affeziona al piccolo e alla madre, Sara: nel loro rapporto problematico (Cid accusa la donna di essere un’impostora, giacché, abbandonato, i primi anni ha vissuto con la zia), il “looper” vede le tracce del suo legame con la madre. Joe, allora, decide di proteggerli dall’altro sé in arrivo, una figura anche questa “genitoriale”, rivoltandosi alla quale il giovane compierà, nel finale, una scelta radicale, all’insegna del libero arbitrio (l’altro nucleo tematico del film).
Jonhson, insomma, con Looper ci parla di futuro in un’accezione assai ampia, quella di gioco di possibilità e scelte. Contrariamente al polpettone new age dei Wachowski con Tykwer, Cloud atlas, qui non ci sono lungaggini e c’è più sostanza. Pure troppa, nel senso che l’equilibrio complessivo scarseggia a causa di una sterzata narrativa troppo netta a metà pellicola. Bravi Joseph Gordon-Levitt (opportunamente truccato) e Bruce Willis nei panni dei due Joe. Film bizzarro ma originale.
