Come se niente fosse. È così, pensa il lettore ingenuo, che si scrive un’opera autobiografica. Uno spontaneo guizzo della memoria e poi giù, di getto, con la penna che scorre sulla carta a disegnare arabeschi per incorniciare una storia che non si può conoscere meglio, perché è la propria storia.
Il nuovo romanzo di Letizia Muratori affronta in termini narrativi proprio la tematica spinosa della composizione autobiografica e fa bella mostra dei gangli intimi che muovono la macchina della creatività. La storia è quella di una scrittrice in crisi, incapace di dare nuova linfa alla propria inventiva e costretta, per mantenersi, a dedicarsi a progetti alternativi all’interno del mondo della comunicazione. Fin quando, incastrata dalla sua “magnate” e amica, non finisce a dirigere un “avanguardistico” corso di lettura (badate bene, non scrittura) creativa. Le sue allieve sono tutte donne e, guarda un po’, amiche d’infanzia. Per la scrittrice, di cui la Muratori, abilmente, non svela mai il nome, è arrivato il momento di fare i conti con l’irrisolto della propria storia ancora non narrata. Così, alle “sorelle” di quello strano laboratorio, la nostra autrice non potrà far altro che offrire in pasto l’esito della propria redazione autobiografica.
Scrivere di sé, arriverà a capire il lettore, non è poi così semplice. Scrivere di sé è un atto di spoliazione tutt’altro che immediato, è un atto arduo e sofferto. Perché è sofferto e arduo il percorso dell’autocoscienza, quell’autocoscienza necessaria e vitale ai fini dell’espressione. D’altra parte, non è un caso che la scrittrice della Muratori si ritrovi e cominci ad auto-narrarsi proprio in virtù del contatto con un gruppo di altre donne; anzi, chi è attento vi leggerà un richiamo alla formazione dei gruppi di autocoscienza femminista degli anni ’70, che tanto contribuirono a lanciare una produzione letteraria consapevole e, molto spesso, autobiografica al femminile.
Tutto regge perfettamente in Come se niente fosse, nulla sfugge alla visione d’insieme. Una visione d’insieme che delinea i contorni anche del panorama editoriale odierno e che metaforizza la mutualità di un rapporto, quello tra lettore e scrittore, che oggi sembra essere (per fortuna) sempre più riconosciuto come necessario ai fini della composizione stessa. La nostra scrittrice sottopone il proprio manoscritto al suo gruppo di lettura, si siede e diventa lei stessa auditrice della propria storia, pronta ad uno scambio arricchente. Buona lettura!




