Valentina D’Urbano

Valentina D’Urbano: “il rumore dei vent’anni”

Valentina D’Urbano è una giovane scrittrice che con il suo primo romanzo, Il rumore dei tuoi passi (edito Longanesi), sta riscuotendo un grande successo. L’abbiamo quindi intervistata cercando di entrare nel suo mondo, nel suo lavoro, nella sua infanzia e tra le pieghe del suo libro.

Valentina, hai 27 anni e sei illustratrice per l’infanzia. Immagino che la scrittura non fosse e non sia ancora la tua prima occupazione, eppure dal tuo romanzo emerge un talento enorme. Domanda banale, ma come nasce Il rumore dei tuoi passi?

La scrittura non è ancora la mia prima occupazione, ma spero ovviamente che lo diventi insieme al disegno, perché sono due passioni diverse con dei percorsi diversi, ma sono partite insieme, e questo spiega anche un po’ la storia de “Il rumore dei tuoi passi”: l’idea di fondo mi girava in testa da una decina d’anni, ma all’epoca ero molto giovane e non mi sentivo pronta per scrivere un romanzo. Così ho lasciato quella trama in un cassetto, ho aspettato che maturasse. Dopo anni, grazie al torneo letterario IoScrittore, organizzato da GeMS, si è presentata l’occasione di scrivere e lì mi sono resa conto che ero pronta per tirarlo fuori, per dare vita ai miei personaggi. Il desiderio di partecipare al torneo è stato un ottimo incentivo per scrivere, la passione ha poi fatto il resto.

Beatrice e Alfredo vivono un legame fuori dal comune, tanto da essere chiamati “i gemelli”, e lo vivono in un luogo apparentemente fuori dal mondo. Volevo chiederti quanto c’è di autobiografico in queste storie e com’è stata la tua infanzia a Roma.

Di autobiografico niente. Sono stata un’ adolescente normale, presa dai suoi “insormontabili” problemi (come sono terribili e insormontabili tutte le difficoltà che ti si presentano quando hai 16 anni), con una famiglia solida alle spalle. L’unico legame sottile che mi accomuna con la storia è lo sfondo: sono nata in un quartiere popolare alla periferia di Roma, un quartiere che con gli anni è molto migliorato, ma che fino ai primi anni ’90 assomigliava per certi versi alla periferia degradata che descrivo nel romanzo.

I vent’anni arrivano per i protagonisti investendoli come un tir in corsa. Qualcuno si salva, qualcuno no, ma il libro nel finale si apre a sogni e speranze. Oggi si fa un gran parlare di perdita di punti di riferimento per i giovani. Che idea hai e soprattutto come si esce vincitori dai vent’anni nelle province che descrivi nel libro?

Secondo me, dai vent’anni si esce vincitori solo con l’impegno, con i sogni e con la speranza. E non parlo solo dei vent’anni della periferia disperata descritta nel romanzo, parlo dei vent’anni di tutti, in qualunque parte del mondo. C’è una canzone degli Afterhours che si chiama “Non si esce vivi dagli anni ’80” una canzone che ascoltavo spesso mentre scrivevo il libro. Beh, potrei dire che è vero, non si esce vivi dagli anni ’80. Ma nemmeno dai ’90 o dagli anni 2000. L’unica arma che abbiamo noi ventenni un po’ scaduti, sono i sogni. E la speranza di poterli realizzare

Nel romanzo affronti la tematica della droga, in maniera matura e senza fronzoli. Questo non è più o non è mai stato un problema solo di chi vive in provincia. Nel tuo libro in un certo senso la vita vince sulla droga, ma se dovessi riscrivere un ipotetico finale cos’è che può davvero salvare i protagonisti?

Sarà scontato, ma io credo che niente possa salvarti se non vuoi salvarti da solo. Nel romanzo, Bea cerca in tutti i modi di salvare Alfredo, ma non ci riesce. Anche con tutto l’odio e con tutto l’amore del mondo, se non sei il primo a volerti salvare, non ne esci mai. L’unico a poter salvare Alfredo è Alfredo stesso. Credo sia così per tutti.

Nel leggerti ho provato a immaginarti, e vedevo una ragazza giovane che ha imparato presto a conoscere l’animo umano e a trattare con i sentimenti, e che conosce forse fin troppo bene quei nodi dell’anima che legano due persone. Quanto contano nella vita legami come questo e quanto possono farci del male?

Certi legami ti distruggono, a prescindere da chi sei. Se ti leghi così profondamente ad una persona come succede a Bea con Alfredo, quando poi subentra il distacco, non puoi recidere quel legame senza strapparti tu per primo. Credo che in alcuni casi certi sentimenti siano letali.

Ho sempre pensato che chi scrive bene di solito è un buon osservatore e un buon lettore. Se è vero, cosa ti piace leggere nel tempo libero e come riesci a capire che hai in mano la storia giusta da raccontare?

Leggo molto e spazio parecchio, non c’è un genere che preferisco in assoluto. Leggere poi mi è indispensabile per scrivere. Leggendo le storie di altri io elaboro e costruisco le mie, le arricchisco di nuove idee, nuovi spunti. Leggendo conosco cose nuove che potrebbero tornarmi utili, e quando nella mia testa si forma una nuova storia la lascio lì, finché il bisogno di scrivere non diventa impellente. Solo in questo modo sono sicura che diventerà una buona storia.

Mi parli un po’ del tuo lavoro? Illustratrice per l’infanzia; come dire, regali sogni ai bambini…

In realtà sono i bambini che li regalano a me! A parte tutto, fare l’illustratrice è adesso la mia occupazione principale, ed è comunque una grande sfida: molti pensano che disegnare per i piccoli sia più facile, perché tanto ai bambini va bene tutto. Non c’è niente di più sbagliato: il bambino è un “cliente” che difficilmente si accontenta, ha dei gusti tutti suoi (spesso incomprensibili per gli adulti) ed esprime il suo parere senza mezze misure. È per questo che mi piace illustrare per l’infanzia, un po’ perché è un modo di rimanere bambina, e un po’ perché sai sempre che comunque vada avrai un giudizio sincero sul tuo lavoro. 🙂

In questo momento cosa fa veramente “rumore” nella tua vita?

La speranza, l’attesa e la curiosità di sapere quello che verrà. Fanno così tanto rumore che non riesco a dormire.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.