Pierre Boulle – Il buon Leviatano

Esiste il Bene ed esiste il Male. Senza dover necessariamente scomodare i filosofi e le loro numerose dissertazioni sull’argomento, si può ammettere che, più o meno superficialmente, ogni individuo ha coscienza di cosa è Bene e di cosa è Male. Ci sono però dei momenti o delle situazioni in cui questi due assoluti, generalmente ben definiti, cadono sotto i colpi di una preoccupante ma concreta relatività. Il buon Leviatano di Pierre Boulle si rivolge soprattutto a chi non accetta una simile possibilità.

Protagonista del libro è un’enorme petroliera a propulsione nucleare, creatura inquietante ed ambigua, intorno alla quale si muovono e si scontrano gli altri personaggi: da un lato ci sono i sostenitori e realizzatori del progetto, dall’altro gli ecologisti. Il Gargantua (questo il nome della petroliera), capace di ingurgitare e trasportare senza sforzo seicentomila tonnellate di greggio, è un gigante che diventa il grandioso baluardo di quanti credono ed investono nelle scoperte scientifiche; immobile nella penombra del crepuscolo ricorda quasi una cattedrale, pronta a sostenere la fede nel progresso inevitabile e necessario della scienza. Dal resto del mondo, però, quella petroliera viene ribattezzata Leviatano: agli occhi degli ecologisti, dei pescatori, degli abitanti delle città che incontra lungo il tragitto, assume le sembianze di un mostro marino infernale, con le viscere piene di un doppio e micidiale veleno. Tutto sembra definito, lo scontro inevitabile: il Gargantua ed il suo equipaggio contro tutti gli altri. È a questo punto che Pierre Boulle sorprende i suoi personaggi (ed i suoi lettori) con un evento che, attraverso un incredibile effetto domino, rovescerà la situazione e metterà alla prova gli ideali e le convinzioni di ognuno.

La letturatura non può essere solo consolatoria. Deve inquietare, deve angosciare, deve metterci in discussione, in un modo o nell’altro. Il buon Leviatano è un libro che riesce a fare questo. Si lascia leggere facilmente, con naturalezza, come se fosse il lettore e non l’autore ad avere il controllo degli eventi. Tutto sembra avere un proprio ordine e non è difficile riconoscersi, ad un primo impatto, in uno dei due schieramenti. La bravura di Boulle consiste nel riuscire a condurre chi legge davanti ad un’ipotesi che non avrebbe voluto neanche immaginare. Devono esserci i “buoni” ed i “cattivi” affinché tutto sembri sotto controllo. Si crea invece un corto circuito quando queste due macro-categorie si mescolano e soccombono sotto i colpi di una satira acuta ed attuale come quella di Boulle.

Il buon Leviatano chiama in causa il lettore, punzecchiando la sua coscienza, senza usare la retorica, senza appesantire il discorso. Non vuole far cambiare idea, quanto mettere in guardia dal fanatismo e proporre un’inquietante possibilità: «Questo libro se la prende solo con chi pratica il gusto cieco ed eccessivo della moda e soprattutto è incapace di concepire una possibile relatività del Bene e del Male», scrive Boulle.